Il bambino “progettato” in laboratorio: il segreto (inquietante) dei miliardari della Silicon Valley

Secondo il Wall Street Journal, una startup di San Francisco, sostenuta da Sam Altman (OpenAI) e Brian Armstrong (Coinbase), starebbe lavorando alla nascita del primo bambino geneticamente modificato. Obiettivo: eliminare le malattie ereditarie. Rischio: aprire la porta all’ingegneria genetica umana

Il bambino “progettato” in laboratorio: il segreto (inquietante)

“Una piccola azienda di San Francisco porta avanti un progetto segreto: la nascita di un bambino geneticamente modificato.” L’inchiesta del Wall Street Journal ha scoperchiato una delle vicende più controverse del momento: un esperimento che potrebbe cambiare per sempre il concetto stesso di nascita. La startup si chiama Preventive, e tra i suoi sostenitori figurerebbero nomi di peso come Sam Altman, fondatore e CEO di OpenAI, suo marito Oliver Mulherin e Brian Armstrong, il miliardario fondatore di Coinbase.

L’obiettivo: prevenire le malattie genetiche

Secondo le fonti citate dal quotidiano statunitense, il progetto avrebbe lo scopo di prevenire malattie ereditarie intervenendo direttamente sul DNA embrionale. La società avrebbe già individuato una coppia portatrice di una malattia genetica disposta a partecipare al test. Tuttavia, negli Stati Uniti – come nella maggior parte dei Paesi occidentali – l’ingegneria genetica su ovuli, spermatozoi o embrioni è vietata.

Dalla California agli Emirati Arabi

Per aggirare le restrizioni, Preventive avrebbe rivolto lo sguardo verso gli Emirati Arabi Uniti, dove la normativa in materia di bioetica è molto più flessibile. Secondo il Wall Street Journal, alcune email interne all’azienda farebbero riferimento a contatti e potenziali partnership in Medio Oriente per proseguire la sperimentazione fuori dai confini statunitensi.

Il precedente del 2018 e l’incubo del “DNA incontrollabile”

La comunità scientifica è compatta: manipolare il DNA embrionale può avere conseguenze imprevedibili e permanenti. Il ricordo va al caso del ricercatore cinese He Jiankui, che nel 2018 annunciò la nascita di tre bambini geneticamente modificati per essere immuni all’HIV.

L’esperimento gli costò tre anni di carcere e fu condannato dall’intero mondo accademico. Secondo gli esperti, intervenire sul genoma umano in fase embrionale significa innescare processi incontrollabili, con effetti potenzialmente devastanti sulle generazioni future.

La replica (parziale) di Preventive

Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, Preventive e i suoi finanziatori hanno smentito di essere prossimi alla nascita di un bambino geneticamente modificato, ma non hanno negato di volerlo fare in futuro. L’obiettivo dichiarato: creare esseri umani geneticamente sani e resistenti alle malattie.

Secondo una fonte del WSJ, uno dei piani di Brian Armstrong prevedeva addirittura di lavorare in segreto e rivelare al mondo un bambino geneticamente modificato solo a esperimento riuscito. Una versione che l’imprenditore ha smentito, pur ammettendo su X (ex Twitter) di essere “entusiasta di investire in Preventive” e di credere che “intervenire sull’embrione sia il modo più efficace per sradicare le malattie genetiche”.

Etica, tecnologia e il confine da non superare

L’episodio apre un nuovo fronte nel dibattito sul ruolo dell’intelligenza artificiale e della biotecnologia nella manipolazione della vita umana.

L’obiettivo di creare “bambini perfetti” non è più un tema da romanzo distopico: è un progetto reale, finanziato e tecnicamente possibile. Ma il rischio, dicono gli scienziati, è che a forza di voler “correggere” la natura, si finisca per riscriverla.

Fonte
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