Milei conferma la “dollarizzazione” dell’economia argentina. E pensa alle isole Malvinas (colonie britanniche)

Il presidente argentino: “Privatizzeremo tutto ciò che può essere privatizzato”.

Milei conferma la “dollarizzazione” dell’economia
Isole Malvinas

Il presidente dell’Argentina Javier Milei ha confermato la sua intenzione di “dollarizzare” l’economia e proseguire con l’agenda di privatizzazioni stabilita. “Non c’è piano b”, ha detto nel corso di un’intervista con il quotidiano economico statunitense The Wall Street Journal.

Milei ha riferito di essere rimasto “sorpreso dalla velocità con cui stiamo ottenendo risultati, considerando i dati di quando abbiamo assunto la guida del Paese. Il risanamento dei conti pubblici è tuttavia un processo a lungo termine: “La popolazione deve capire che questo processo può durare due anni”, ha precisato il leader ultraliberista.

Determinante per Buenos Aires sarà ottenere fondi dall’estero. “Avremmo bisogno di investimenti perché nel corso del risanamento è possibile un calo dell’attività economica, una riduzione dell’occupazione e il crollo dei salari reali”, ha detto Mieli. Quanto alle privatizzazioni, ha precisato che saranno realizzate “il più rapidamente possibile”. E che “privatizzeremo tutto ciò che può essere privatizzato”.

Alla domanda sulla sua posizione rispetto alle alleanze e al posizionamento globale Milei ha spiegato di “non disapprovare” la possibilità che le aziende private possano negoziare con la Cina, ma di non condividere la visione geopolitica del colosso asiatico. “Non sarò alleato con i comunisti e rifiutiamo di far parte dei Brics. Ma la questione commerciale non dovrebbe essere toccata. Queste sono decisioni del settore privato. Dobbiamo separare la visione geopolitica da quella commerciale”, ha affermato.

A proposito di geopolitica, alla domanda sull’esistenza di piani per rivendicare la sovranità delle Malvinas (le isole sono sotto il controllo del Regno Unito dal 1833), ha affermato che “abbiamo deciso di avere una relazione adulta e iniziare a parlare della questione territoriale”.

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