
Secondo l’OCHA (Nazioni Unite), tra il 1° ottobre e il 10 novembre 2025 ci sono stati 167 attacchi da parte di coloni israeliani durante la stagione della raccolta delle olive, con scontri, furti di attrezzi e raid su frutteti.
Le violenze hanno colpito 87 villaggi, causando circa 151 feriti, tra cui palestinesi, volontari internazionali e osservatori.
Nel frattempo sono stati vandalizzati oltre 5.700 alberi e piantine, per lo più ulivi.
La stagione più cruenta degli ultimi anni
L'UN ha definito la stagione 2025 la più violenta degli ultimi cinque anni per gli agricoltori palestinesi.
OCHA segnala che molti attacchi sono diventati sistematici: coloni armati, nuovi insediamenti illegali, e aggressioni dirette a raccoglitori, anche anziani e volontari, compresi giornalisti.
Secondo l’Ufficio ONU per i diritti umani, la violenza è accompagnata dalla distruzione di uliveti, incendi e taglio di alberi.
Vita, terra, identità: un attacco culturale
Per molti palestinesi, l’ulivo non è solo un albero, ma un simbolo profondissimo di radici, memoria e resilienza. Come ha affermato Roland Friedrich, direttore dell’UNRWA, la violenza contro i contadini “minaccia il modo di vivere palestinese” e “colpisce la cultura e l’identità della terra”.
L’accesso a molti terreni è ulteriormente limitato da nuovi punti di insediamento, barriere sicurezza e restrizioni militari, rendendo impossibile il raccolto per molte famiglie.
Una tragedia economica e umanitaria
La raccolta delle olive rappresenta la fonte di reddito principale per migliaia di famiglie palestinesi.
L’attacco agli ulivi, quindi, non è solo un crimine agricolo, ma un colpo all’economia rurale, un tentativo di espellere i contadini dai loro terreni e di minare la loro esistenza culturale.
Condanna internazionale e allarme ONU
Alti funzionari delle Nazioni Unite, ong per i diritti umani e comunità internazionali denunciano l’impunità dei coloni più radicali e l’inerzia delle autorità israeliane.
L’Ufficio ONU per i diritti umani ha invitato le autorità israeliane a garantire protezione ai civili palestinesi e a fermare la distruzione sistematica dei terreni.
Secondo OCHA, senza un intervento efficace, la raccolta delle olive rischia di restare un terreno di conflitto, non una festa comunitaria.



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