Libano, il presidente Hariri: “Sono arrivato a un punto morto”. Si rischia la catastrofe umanitaria

Si va verso un nuovo governo, che dovrà gestire la devastante crisi finanziaria. Banche chiuse a tempo indeterminato. E il Libano teme di rivivere la terribile guerra civile durata dal 1975 al 1990

Il presidente Hariri si è dimesso: “Sono arrivato a un punto morto”

Il premier libanese Saad Hariri ha annunciato che intende presentare le sue dimissioni al capo dello Stato Michel Aoun. Al tredicesimo giorno di proteste e mobilitazioni, la piazza ha ottenuto il risultato più importante: la caduta di Hariri e del suo governo.

“In questi giorni, ho provato a trovare un modo per ascoltare la voce del popolo e allo stesso tempo evitare pericoli per la sicurezza e l’economia. Oggi ho raggiunto un punto morto, e credo che a questo punto sia necessario dare una scossa”. Con queste parole il primo ministro ha annunciato la fine anticipata del proprio mandato.

Si va dunque verso un nuovo governo, che dovrà gestire la devastante crisi finanziaria. Il tasso di cambio ufficiale tra lira libanese e dollaro è schizzato (a oltre 1,8; due settimane fa era a 1,5), le banche sono chiuse dal 18 ottobre, le principali arterie stradali del Paese sono bloccate dai manifestanti. Il ministro della Salute Jamil Jabak ha dichiarato che in gran parte delle farmacie e degli ambulatori del Paese iniziano a scarseggiare medicinali essenziali. Il Paese rischia la catastrofe sanitaria.”

E il Libano, un Paese caratterizzato dalle profonde divisioni settarie, teme di rivivere la terribile guerra civile durata dal 1975 al 1990.

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