
La frana di Niscemi, in Sicilia, con un fronte di circa 4 chilometri e un abbassamento del terreno di decine di metri, ha riportato al centro dell’attenzione una realtà strutturale spesso rimossa: l’Italia è un Paese altamente vulnerabile dal punto di vista idrogeologico. Ma il caso siciliano non è un’eccezione.
Oltre 648 mila frane in tutta Italia
Secondo i dati più recenti dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), curato dall’Ispra, sul territorio nazionale sono state censite oltre 648 mila frane, un numero in costante aggiornamento. Un dato che colloca l’Italia tra i Paesi europei più esposti al rischio di dissesto.
Il 94% dei Comuni italiani è esposto a rischio
Frane, alluvioni, valanghe: il quadro che emerge è allarmante. Il 94% dei Comuni italiani presenta almeno una porzione di territorio a rischio idrogeologico. In molte aree, soprattutto appenniniche e collinari, il pericolo riguarda centri abitati, infrastrutture strategiche e reti di trasporto.
Idrogeo, la mappa del rischio sempre in tasca
Per monitorare la situazione, Ispra ha sviluppato la piattaforma Idrogeo, consultabile anche da smartphone. Lo strumento consente a cittadini, tecnici e amministratori locali di visualizzare frane attive, aree a pericolosità idraulica e scenari di rischio, Comune per Comune. Un database pubblico che fotografa lo stato di salute – precario – del territorio italiano.
Niscemi, un’area storicamente instabile
Come ricordano i ricercatori Ispra, Niscemi è da tempo interessata da dissesti franosi, già segnalati nei database ufficiali. La frana di scivolamento che si è attivata il 25 gennaio ha coinvolto aree prossime al centro abitato, rendendo necessarie evacuazioni, monitoraggi continui e l’aggiornamento del Piano di Assetto Idrogeologico.
Clima estremo e consumo di suolo aggravano il rischio
Alla fragilità geologica naturale si sommano due fattori chiave: eventi meteorologici sempre più intensi e consumo di suolo. Piogge concentrate, alternanza tra siccità e precipitazioni violente, urbanizzazione in aree a rischio: una combinazione che rende frane e alluvioni sempre più frequenti e distruttive.
Prevenzione, il grande nodo irrisolto
Gli esperti insistono su un punto: il dissesto idrogeologico non è solo un’emergenza, ma un problema strutturale. Servono investimenti continui in prevenzione, manutenzione del territorio e pianificazione urbana, oltre a una maggiore diffusione degli strumenti di conoscenza come Idrogeo.
Un’emergenza che riguarda tutti
Niscemi è oggi sotto i riflettori, ma la mappa del rischio racconta una storia più ampia: quasi tutta l’Italia vive su un territorio fragile. Ignorarlo significa continuare a inseguire le emergenze, anziché ridurre davvero i danni.







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