Quanta acqua beve l’intelligenza artificiale? Il costo nascosto dei data center. E il caso Italia

L’esplosione dell’AI sta facendo crescere a ritmi record il consumo idrico globale: nel 2025 i data center hanno usato circa 2.700 miliardi di litri d’acqua. E il numero potrebbe quasi raddoppiare entro il 2030

Dietro la rivoluzione dell’intelligenza artificiale c’è un consumo di risorse spesso poco visibile: l’acqua utilizzata per raffreddare i data center.

Secondo una ricerca della University of California Riverside, nel 2025 le infrastrutture digitali che alimentano l’AI hanno consumato nel mondo circa 2.700 miliardi di litri d’acqua, una quantità destinata a salire fino a 4.700 miliardi di litri entro il 2030 se il ritmo di crescita attuale dovesse continuare.

Una cifra enorme, che riflette l’espansione globale dei server necessari per sostenere modelli di intelligenza artificiale sempre più potenti.

Una domanda a ChatGPT? Vale qualche goccia d’acqua

Il consumo non riguarda solo le grandi operazioni di calcolo. Anche una semplice interazione con un sistema di AI ha un costo energetico e idrico.

Secondo le stime degli studiosi, una singola domanda può richiedere l’equivalente di un cucchiaino d’acqua per il raffreddamento dei server. Una sessione standard di 20-50 domande con sistemi come ChatGPT o altre piattaforme di AI può invece comportare un consumo vicino a una bottiglietta da mezzo litro.

Questo perché i chip utilizzati per addestrare ed eseguire modelli di intelligenza artificiale generano grandi quantità di calore che devono essere dissipate attraverso sistemi di raffreddamento spesso basati su acqua.

Big Tech promettono di diventare “Water Positive”

Il crescente impatto ambientale dell’AI ha spinto i grandi gruppi tecnologici a fissare nuovi obiettivi di sostenibilità.

Colossi come Google, Microsoft, Meta e Amazon hanno annunciato programmi per diventare “Water Positive” entro il 2030, cioè restituire alle comunità più acqua di quanta ne consumino.

Raggiungere questo obiettivo, tuttavia, potrebbe rivelarsi complesso: i nuovi processori dedicati all’intelligenza artificiale – sempre più potenti – generano infatti temperature molto elevate, facendo aumentare il fabbisogno di raffreddamento delle infrastrutture digitali.

Il caso Italia: oltre 2 miliardi di litri d’acqua all’anno

Anche in Italia il settore dei data center è in forte espansione.

Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, nel Paese sono installati circa 609 megawatt di potenza nei data center, che possono comportare un consumo annuale di acqua superiore ai 2 miliardi di litri.

Il dato tiene conto sia delle strutture più vecchie – generalmente meno efficienti – sia delle nuove infrastrutture progettate con tecnologie di raffreddamento più avanzate.

Boom di investimenti: 83 nuovi data center entro il 2028

Il settore è destinato a crescere rapidamente.

Sempre secondo il Politecnico di Milano, tra il 2023 e il 2025 in Italia sono stati investiti 7,1 miliardi di euro nella costruzione e nell’equipaggiamento di nuovi data center.

La crescita però non si fermerà qui: nel triennio 2026-2028 sono previsti 83 nuovi progetti infrastrutturali, promossi da circa 30 aziende, con un valore potenziale di 25,4 miliardi di euro.

Milano capitale dei data center del Sud Europa

Il principale hub italiano è Milano, che concentra circa il 68% della potenza energetica installata nei data center nazionali.

Secondo le stime del settore, il capoluogo lombardo potrebbe attirare circa il 23% degli investimenti europei nel comparto, diventando uno dei principali poli digitali del Sud Europa.

Questo sviluppo rappresenta un’opportunità economica significativa, ma solleva anche interrogativi sull’impatto ambientale delle nuove infrastrutture.

L’allarme degli ambientalisti: più che l’acqua preoccupa il consumo di suolo

Per alcune organizzazioni ambientaliste il problema principale non è tanto il consumo idrico quanto l’uso del territorio.

Secondo Legambiente, infatti, nelle aree urbane come Milano l’acqua sotterranea è relativamente abbondante e spesso viene già pompata per mantenere basso il livello della falda.

La vera criticità riguarda invece il consumo di suolo, una risorsa sempre più scarsa.

Gli ambientalisti suggeriscono quindi di costruire nuovi data center su aree industriali dismesse o già urbanizzate, evitando la cementificazione di terreni agricoli o spazi verdi.

La sfida dell’AI sostenibile

L’esplosione dell’intelligenza artificiale sta ridefinendo non solo l’economia digitale ma anche il rapporto tra tecnologia e ambiente.

Con la crescita della domanda di calcolo e di servizi AI, trovare soluzioni più efficienti per il raffreddamento dei data center – come sistemi ad aria, raffreddamento liquido avanzato o riuso del calore – diventerà una delle sfide chiave della transizione digitale sostenibile.

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