
Nel processo a Salvatore Baiardo, in corso a Firenze, Giuseppe Graviano ha sostenuto che il nonno Filippo Quartararo avrebbe costituito con Silvio Berlusconi una società tra il 1969 e il 1970. Secondo il racconto del boss, Quartararo avrebbe investito 4-5 miliardi di lire, all’interno di un’operazione complessiva da circa 20 miliardi di lire.
La “carta privata” e gli incontri
Graviano ha riferito di aver appreso dell’investimento dal nonno dopo la morte del padre, nel 1982, e ha parlato di una presunta “carta privata” relativa agli accordi. Ha inoltre raccontato di alcuni incontri con Berlusconi a Milano negli anni successivi, compreso uno nel 1993.
La replica di Marina Berlusconi
Marina Berlusconi ha reagito definendo il procedimento un “monumento all’ipocrisia giudiziaria” e sostenendo che le dichiarazioni di Graviano rilanciano accuse che, a suo giudizio, non hanno trovato riscontri. Ha inoltre sottolineato che il processo riguarda formalmente Baiardo e non Silvio Berlusconi o Marcello Dell’Utri.
Il contesto del processo Baiardo
Il procedimento ruota attorno a Salvatore Baiardo, ex gelataio di Omegna legato ai fratelli Graviano e accusato di calunnia nei confronti del giornalista Massimo Giletti. Nel corso del processo sono emerse anche testimonianze sulla presunta fotografia mostrata da Baiardo a Giletti e sui rapporti tra Cosa Nostra, politica e imprenditoria negli anni Novanta.
Un processo che riapre vecchi interrogativi
La deposizione di Graviano si inserisce quindi in un procedimento che sta riportando all’attenzione pubblica i rapporti storici ipotizzati tra mafia, finanza e politica. A settembre, nello stesso processo, il collaboratore Giovanni Brusca aveva già riferito ai giudici di discussioni interne a Cosa Nostra sulle stragi del 1992-1993 e sul possibile ruolo politico di Berlusconi.





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