
L’Italia, una Repubblica parlamentare e uno dei Paesi fondatori dell’Unione europea, si prepara a cambiare ancora le regole delle elezioni nazionali. La riforma, approvata definitivamente dalla Camera dei deputati l’8 ottobre 2026 con 227 voti favorevoli e 164 contrari, rappresenta la quinta legge elettorale in 25 anni.
Salvo interventi della Corte costituzionale o ulteriori sviluppi legislativi, il nuovo sistema è destinato a disciplinare le prossime elezioni politiche, previste nel 2027.
Come funziona il premio di maggioranza
La riforma mantiene il principio proporzionale, secondo cui i seggi vengono distribuiti in base ai voti ottenuti dai partiti, ma introduce un meccanismo per favorire la formazione di maggioranze parlamentari più solide.
Il premio scatterà se una lista o coalizione raggiungerà almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere. In questo caso, il sistema è progettato per assegnarle 220 seggi alla Camera dei deputati e 113 al Senato, assicurandole una maggioranza parlamentare.
L’obiettivo dichiarato è ridurre la frammentazione politica e il rischio di governi fragili. Il punto controverso riguarda l’effetto del premio sulla proporzionalità tra voti espressi dagli elettori e seggi assegnati.
Tornano le preferenze: più potere agli elettori?
Una delle novità più rilevanti è la possibilità di esprimere fino a tre preferenze per i candidati delle liste elettorali, nel rispetto delle regole sulla rappresentanza di genere quando vengono indicate più preferenze.
Resta però bloccato il capolista, che viene eletto se la lista conquista almeno un seggio. Gli elettori avranno quindi più possibilità di scegliere i propri rappresentanti, ma i partiti conserveranno un importante potere nella selezione dei candidati.
Sono confermate anche le soglie di sbarramento: in generale, il 3% per i singoli partiti e il 10% per le coalizioni, con specifiche eccezioni.
Voto fuori sede e rappresentanza di genere
La riforma introduce inoltre la possibilità, per chi vive temporaneamente lontano dalla propria residenza per motivi di studio o lavoro, di votare nel luogo in cui si trova, senza dover rientrare nel Comune di residenza.
Restano le regole sulla rappresentanza di genere nelle liste, ma viene eliminato uno specifico vincolo relativo ai capilista bloccati. Le conseguenze sull’equilibrio tra uomini e donne in Parlamento dipenderanno anche dalle scelte compiute dai partiti.
Stabilità politica o rappresentanza democratica?
La nuova legge riporta al centro un dilemma comune a molte democrazie parlamentari: come garantire governi capaci di durare senza penalizzare eccessivamente la pluralità delle preferenze politiche degli elettori?
L’esperienza italiana dimostra che modificare le regole del voto non basta, da solo, a risolvere la frammentazione dei partiti o a garantire governi efficaci.
Il vero banco di prova sarà capire se il nuovo sistema riuscirà a conciliare stabilità istituzionale, pluralismo politico e fiducia dei cittadini nelle istituzioni democratiche.


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