Conte 2, ecco i 26 punti del programma

Taglio tasse sul lavoro e maggiore flessibilità Ue. Poi conflitto d’interessi, evasione fiscale, riforma giustizia, revisione concessioni e riduzione dei parlamentari

Conte 2, ecco i 26 punti del programma

Ecco i 26 punti del programma di governo M5S-PD.

1) Neutralizzazione dell’aumento dell’Iva, semplificazione amministrativa, maggiori risorse per scuola, università, ricerca e welfare.

2) Ridurre le tasse sul lavoro, introdurre il salario minimo, e approvare una legge sulla rappresentanza sindacale.

3) Investire sulle nuove generazioni.

4) Rimuovere tutte le forme di diseguaglianze.

5) Realizzazione del Green New Deal, favorendo la “transizione ecologica” e indirizzare l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare.

6) Ambiente, dissesto idrogeologico, aree terremotate.

7) Occorre potenziare il sistema della ricerca.

8) Investimenti infrastrutturali.

9) Superare l’eccessiva rigidità dei vincoli europei in materia di politiche di bilancio pubblico.

10) Riduzione del numero dei parlamentari.

11) Legge sul conflitto di interessi.

12) Riforma della giustizia civile, penale e tributaria, e del Csm.

13) Contrasto delle mafie e combattere l’evasione fiscale.

14) Spending review.

15) Gestione dei flussi migratori a livello Ue.

16) Investimenti per la crescita e il lavoro al Sud, anche attraverso l’istituzione di una banca pubblica.

17) Autonomia differenziata.

18) Politiche a favore della tutela dei risparmiatori e del risparmio.

19) Tutela dei beni comuni, come la scuola, l’acqua pubblica, la sanità.

20) Cittadinanza digitale.

21) Innovazione e digitalizzazione della P.A.

22) Equità fiscale e web tax.

23) Valorizzazione del personale della Difesa, Forze dell’ordine e dei vigili del fuoco

24) Patrimonio naturale, storico, artistico.

25) Export.

26) Rendere Roma una capitale sempre più attraente per i visitatori e sostenibile per i residenti.

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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