
“Il 22 e 23 marzo non si vota sul governo, si vota sulla giustizia”. Con queste parole Giorgia Meloni ha voluto chiarire il perimetro politico del referendum, respingendo l’idea che si tratti di un voto di fiducia sull’esecutivo. Secondo la premier, il risultato avrà effetti duraturi sulla vita dei cittadini, ben oltre la durata dell’attuale legislatura.
Appello al voto consapevole
Meloni ha invitato gli italiani ad andare alle urne e a votare “con coscienza”, concentrandosi sul merito della riforma e non su considerazioni politiche contingenti. “Votate per voi, non per me o contro di me”, ha ribadito, sottolineando la distinzione tra il referendum e il giudizio sul governo.
“Se vogliono mandarci a casa, c’è il voto politico”
La presidente del Consiglio ha liquidato come strumentali le narrazioni che presentano il referendum come un plebiscito sull’esecutivo. “Se gli italiani vogliono mandarci a casa, tra un anno avranno l’occasione per farlo alle elezioni politiche”, ha dichiarato, rimarcando di non essere “abbarbicata al potere”.
Giustizia, una riforma tra molte
Pur definendo la riforma della giustizia “importantissima”, Meloni l’ha collocata nel quadro più ampio dell’azione di governo: “È una delle 500 cose che abbiamo fatto”. Un messaggio che mira a spostare il dibattito dalla singola misura al bilancio complessivo del mandato, in vista della campagna elettorale che si avvicina.
Il contesto politico: referendum e consenso
Il voto sulla giustizia arriva in un clima politico polarizzato, con le opposizioni che puntano a trasformarlo in un banco di prova per l’esecutivo e la maggioranza che rivendica il carattere tecnico e istituzionale della riforma. Sullo sfondo, il tema della separazione delle carriere e della riforma della magistratura resta uno dei dossier più divisivi della politica italiana, con implicazioni costituzionali e istituzionali di lungo periodo.









