Svizzera, referendum sulla neutralità: il 70% boccia la stretta

Gli svizzeri respingono con il 70,15% dei voti l’iniziativa che voleva rendere la neutralità più rigida e vincolante nella Costituzione. Bocciata con il 72,52% anche la proposta sull’autosufficienza alimentare. Berna mantiene così il modello di neutralità che le consente maggiore flessibilità anche sulle sanzioni internazionali.

Referendum sulla neutralità: il 70% boccia la stretta

La Svizzera ha respinto con un'ampia maggioranza l'iniziativa popolare per una “neutralità svizzera” più rigida. Secondo i risultati ufficiali, il 70,15% ha votato No, contro il 29,85% di Sì, con un'affluenza del 47,06%. L'iniziativa è stata respinta in tutti i cantoni.

Che cosa proponeva l’iniziativa

La proposta, sostenuta da UDC (Unione Democratica di Centro) e dall'associazione sovranista Pro Schweiz, puntava a inserire nella Costituzione una definizione più restrittiva della neutralità, qualificata come permanente e armata.

Tra le conseguenze vi sarebbe stata una riduzione del margine di manovra del governo federale nei rapporti con gli Stati coinvolti in conflitti, compresa la possibilità di adottare sanzioni. L'iniziativa avrebbe inoltre limitato alcune forme di cooperazione militare internazionale.

Neutralità sì, ma con maggiore flessibilità

Il risultato non significa che gli svizzeri abbiano votato contro la neutralità in quanto tale. La scelta riguarda piuttosto quale interpretazione della neutralità debba guidare la politica estera e di sicurezza del Paese.

Il modello attuale lascia al Consiglio federale, il governo esecutivo svizzero, un certo margine di intervento. È questa impostazione che viene confermata dal voto popolare.

Il nodo Russia-Ucraina

La questione è diventata particolarmente delicata dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022. La Svizzera, pur non entrando in un'alleanza militare, ha adottato sanzioni contro la Russia in larga parte allineate a quelle dell'Unione europea.

Proprio questo approccio era stato contestato dai promotori dell'iniziativa, che chiedevano una neutralità più rigida e meno spazio per l'adozione di sanzioni contro Stati belligeranti.

Anche il Ticino dice No

Persino il Ticino, l'unico cantone svizzero di lingua italiana e storicamente una delle aree dove l'iniziativa aveva trovato maggiore consenso, ha respinto la proposta: 51,61% di No contro 48,39% di Sì.

Nella Svizzera tedesca il No ha raggiunto il 71,07%, mentre nella Svizzera francese si è attestato al 70,55%.

Bocciata anche l’autosufficienza alimentare

Nella stessa consultazione gli elettori hanno respinto anche l'iniziativa per rafforzare la produzione alimentare nazionale sostenibile, aumentare l'offerta di alimenti vegetali e tutelare le risorse idriche.

Il No ha raggiunto il 72,52%, contro il 27,48% di Sì.

Un doppio segnale politico

I due referendum mostrano la difficoltà di ottenere una maggioranza popolare per cambiamenti costituzionali molto incisivi, anche quando affrontano temi sensibili come sicurezza, neutralità, agricoltura e sostenibilità.

Sul fronte della neutralità, il voto non cancella il principio storico svizzero, ma lascia in vigore un modello che consente a Berna di mantenere una certa capacità di adattamento alla situazione internazionale.

La Svizzera e l’Europa

Il risultato assume particolare rilievo in un'Europa alle prese con la guerra in Ucraina, il riarmo e una crescente cooperazione in materia di sicurezza.

Non significa però che la Svizzera abbia scelto di aderire all'UE o alla NATO: Berna rimane militarmente non allineata. Il voto conferma piuttosto la possibilità di cooperare con partner europei e internazionali senza costituzionalizzare una versione più rigida della neutralità.

Fonte
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