La guerra si estende dal Mediterraneo all’Oceano Indiano


Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran entra in una nuova fase e si estende dal Medio Oriente all’Oceano Indiano. Un missile iraniano intercettato vicino alla Turchia, una fregata affondata al largo dello Sri Lanka e migliaia di combattenti curdi che attraversano il confine iraniano: lo scenario geopolitico si infiamma mentre Washington ottiene il via libera politico a proseguire l’offensiva

La guerra si estende dal Mediterraneo all’Oceano Indiano

Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele continua ad allargarsi come un’onda che travolge progressivamente nuovi fronti. Al quinto giorno di guerra, l’epicentro resta Teheran, ma le operazioni militari si stanno estendendo dall’area del Mediterraneo orientale fino all’Oceano Indiano. Tra gli episodi più gravi delle ultime ore, l’affondamento di una fregata iraniana al largo dello Sri Lanka: secondo fonti militari, un sottomarino statunitense avrebbe colpito l’unità navale provocando almeno 87 morti tra i marinai e oltre trenta dispersi. L’episodio rappresenta uno degli scontri navali più rilevanti dall’inizio delle ostilità.

Missile iraniano intercettato nei cieli della Turchia

La tensione è salita anche sul fronte europeo. Un missile balistico iraniano, lanciato attraverso lo spazio aereo di Siria e Iraq, è stato intercettato dai sistemi di difesa della NATO prima di colpire il territorio turco. Il vettore sarebbe caduto nel distretto di Dortyol, nel sud-est della Turchia, vicino al confine siriano. Secondo fonti di Ankara, il missile potrebbe essere stato diretto verso una base militare situata nella parte greco-cipriota di Cipro e avrebbe deviato la traiettoria durante il volo. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha assicurato che “la capacità di difesa del Paese è ai massimi livelli”, sottolineando una stretta consultazione con gli alleati dell’Alleanza Atlantica. Nonostante la gravità dell’incidente, il Pentagono ha precisato che l’episodio non attiverà l’articolo 5 della NATO, la clausola di difesa collettiva.

Il Senato Usa respinge la risoluzione contro la guerra

Sul fronte politico, il Senato degli Stati Uniti ha respinto la risoluzione presentata da alcuni senatori democratici per limitare i poteri di guerra del presidente Donald Trump contro l’Iran. Il provvedimento è stato bocciato con 53 voti contrari e 43 favorevoli, garantendo di fatto alla Casa Bianca un ampio margine per continuare le operazioni militari. Il voto si è spaccato lungo linee di partito, con un solo repubblicano – il senatore Rand Paul – che ha sostenuto la proposta insieme all’opposizione democratica. La decisione rafforza la posizione dell’amministrazione statunitense, che considera l’offensiva contro Teheran una priorità strategica per contenere il programma nucleare iraniano e l’influenza regionale della Repubblica islamica.

Migliaia di combattenti curdi entrano in Iran

Nel frattempo, il conflitto rischia di trasformarsi in una guerra regionale. Secondo fonti statunitensi e mediorientali, migliaia di combattenti curdi basati nel Kurdistan iracheno avrebbero attraversato il confine con l’Iran per combattere contro il regime degli ayatollah. Se confermata, l’offensiva potrebbe aprire un nuovo fronte terrestre nelle regioni occidentali iraniane, storicamente attraversate da tensioni etniche e movimenti autonomisti curdi.

Raid israeliani e scontri con Hezbollah

Israele continua intanto a intensificare gli attacchi contro le infrastrutture militari iraniane. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito centri di comando delle Guardie Rivoluzionarie, della Forza Quds e delle milizie Basij, oltre a depositi di missili balistici e da crociera nelle città di Isfahan e Shiraz. Parallelamente prosegue l’avanzata dell’esercito israeliano nel sud del Libano, dove sono in corso scontri ravvicinati con i miliziani di Hezbollah. Il movimento sciita, sostenuto da Teheran, ha risposto con il lancio di razzi e droni contro il territorio israeliano.

Blackout totale in Iraq e tensioni nel Golfo

L’instabilità regionale si riflette anche in Iraq, dove un blackout energetico ha colpito gran parte del Paese nelle ultime ore. Le autorità irachene hanno inoltre abbattuto diversi droni nei pressi dell’aeroporto internazionale di Baghdad, che ospita anche una base militare con presenza statunitense. L’ambasciata Usa ha invitato i cittadini statunitensi a lasciare il Paese non appena possibile e, nel frattempo, a restare in luoghi sicuri con scorte di acqua, cibo e medicine.

“Il regime iraniano è finito”

Da Washington arrivano dichiarazioni sempre più dure. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha affermato che le forze aeree di Stati Uniti e Israele potrebbero ottenere il controllo completo dei cieli iraniani nel giro di pochi giorni. “Il regime iraniano è finito”, ha dichiarato, annunciando l’invio di ulteriori rinforzi nel teatro di guerra. Parole a cui ha fatto eco lo stesso Donald Trump, che ha difeso la decisione di attaccare: “L’Iran era fuori controllo e ci avrebbe colpito se non avessimo agito per primi”.

Teheran resiste: “Non negozieremo”

Nonostante i bombardamenti e la crescente pressione militare, l’Iran continua a respingere l’ipotesi di negoziati con Washington. Mohammad Mokhber, ex vicepresidente e stretto consigliere della guida suprema Ali Khamenei, ha dichiarato che la Repubblica islamica non ha alcuna intenzione di arrendersi. “Abbiamo una storia e una civiltà che dimostrano che non abbiamo paura della guerra e non abbiamo paura di continuarla”, ha affermato.

Fonte
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