
La NATO finisce al centro di una nuova polemica internazionale. Secondo un’inchiesta del The Guardian, l’Alleanza avrebbe organizzato una serie di incontri riservati con sceneggiatori, registi e produttori tra Europa e Stati Uniti.
Appuntamenti discreti, lontani dai riflettori, che hanno subito acceso il dibattito su un possibile utilizzo dell’industria culturale come strumento di influenza strategica.
Da Los Angeles a Bruxelles: la rete degli incontri
I meeting, già tenuti in città chiave come Los Angeles, Bruxelles e Parigi, proseguiranno a Londra con il coinvolgimento della Writers' Guild of Great Britain.
Al centro degli incontri, ufficialmente, il tema della sicurezza globale e delle nuove sfide geopolitiche. Tra i partecipanti attesi anche James Appathurai, figura di vertice dell’innovazione dell’Alleanza.
Ma secondo alcune indiscrezioni, da questi confronti sarebbero già nati progetti televisivi e cinematografici ispirati ai contenuti discussi.
Le accuse: “È propaganda”
Non tutti, però, vedono di buon occhio l’iniziativa. Alcuni partecipanti avrebbero espresso forte disagio, sostenendo di essersi sentiti coinvolti in un’operazione di propaganda.
Tra le voci più critiche, quella dello sceneggiatore Alan O'Gorman, che ha definito l’iniziativa “scandalosa” e chiaramente orientata a influenzare la narrativa pubblica.
Il timore è che il confine tra informazione, intrattenimento e comunicazione strategica possa diventare sempre più sottile.
Soft power e guerra dell’informazione
Il caso si inserisce in un contesto più ampio: quello della crescente competizione globale anche sul piano culturale e mediatico. Cinema, serie TV e piattaforme streaming sono ormai strumenti chiave del cosiddetto “soft power”.







