
Matteo Salvini, vicepremier e ministro italiano dei Trasporti, ha incontrato a Milano rappresentanti di aziende italiane che continuano a operare in Russia. L’ambasciatore russo a Roma, Alexey Paramonov, ha definito l’incontro un possibile “ritorno al realismo, al pragmatismo e al buon senso”, auspicando che le valutazioni degli imprenditori arrivino ai vertici del governo italiano.
Salvini: “Il gas russo può tornare”
Intervistato dalla Tass, Salvini ha sostenuto che, una volta terminata la guerra in Ucraina, l’Italia potrebbe tornare ad acquistare gas russo, richiamando il tema dei prezzi dell’energia e della competitività italiana.
Ma il Cremlino mette le condizioni
La risposta di Mosca è stata tutt’altro che incondizionata. Il portavoce Dmitry Peskov ha spiegato che il gas russo potrebbe tornare in Europa soltanto se sarà conveniente per la Russia e se saranno ancora disponibili volumi sufficienti: molti quantitativi sono infatti già stati destinati ad altri mercati.
E l’Europa ha già deciso
C’è poi un ostacolo strategico: dal 3 febbraio 2026 è in vigore il regolamento europeo REPowerEU che prevede la progressiva eliminazione del gas russo. L’UE punta a chiudere completamente le importazioni di LNG russo entro la fine del 2026 e quelle via gasdotto entro il 30 novembre 2027. La quota del gas russo sulle importazioni europee è già scesa dal 45% del 2021 al 12% nel 2025.
Il vero nodo
Lo scontro non riguarda quindi soltanto i rapporti Roma-Mosca. La domanda è se, dopo la guerra, la sicurezza energetica europea possa tornare a includere la Russia oppure se la diversificazione avviata dall’UE sia ormai diventata strutturale.








