
La questione degli asset russi immobilizzati è tornata al centro del dibattito europeo. L’UE detiene circa 210 miliardi di euro, mentre il grosso, circa 185 miliardi, è custodito da Euroclear in Belgio.
Il nodo è il rischio per il Belgio
Il governo belga continua a opporsi all'utilizzo degli asset per sostenere direttamente l'Ucraina. Il ministro degli Esteri Maxime Prévot ha ribadito a settembre che le ragioni della cautela di Bruxelles non sono cambiate: il timore riguarda soprattutto possibili cause russe e potenziali perdite finanziarie.
È questo il punto che ha trasformato Euroclear nella vera “gallina dalle uova d’oro”: la società continua a generare consistenti proventi dagli asset immobilizzati, mentre il Belgio beneficia anche del relativo gettito fiscale.
Gli interessi finanziano già parte degli aiuti
Euroclear riferisce che a fine giugno 2026 aveva 202 miliardi di euro di asset russi sanzionati nel proprio bilancio. Nel primo semestre gli interessi generati da questi asset sono stati circa 2,3 miliardi di euro e circa 1,5 miliardi sono stati accantonati come contributo straordinario all’UE.
Il dossier degli asset potrebbe però riaprirsi
A fine agosto Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia hanno chiesto alla Commissione di esplorare nuove modalità per utilizzare gli asset russi a favore dell'Ucraina. Tra le ipotesi circola anche il trasferimento degli asset da Euroclear a un nuovo veicolo europeo, che ridurrebbe la concentrazione del rischio sul Belgio.
Per ora, però, la Commissione ha chiarito che gli asset russi non rappresentano la sua priorità immediata.
Una partita anche giudiziaria
Nel frattempo la controversia si è spostata nei tribunali. La Banca centrale russa ha presentato un ricorso davanti al Tribunale dell'UE contro una normativa europea che mira a proteggere gli asset immobilizzati dalle conseguenze di eventuali sentenze ottenute in Russia. Euroclear, inoltre, affronta procedimenti avviati dalla Russia.
Il paradosso europeo è quindi evidente: circa 210 miliardi di euro sono immobilizzati, ma trasformarli in nuova capacità finanziaria per Kiev significa affrontare una complessa combinazione di rischi giuridici, finanziari e politici. Il Belgio chiede che tali rischi siano condivisi dall'intera UE; Bruxelles deve ora decidere se riaprire davvero la partita.








