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Nel libro I sonnambuli, lo storico Christopher Clark ricostruisce come le decisioni, gli errori di valutazione e le rivalità delle potenze europee contribuirono allo scoppio della Prima guerra mondiale. I governi dell’epoca non agirono necessariamente con l’intenzione di provocare una catastrofe: furono anche le loro scelte reciproche a trasformare una crisi in un conflitto generale.
Il rischio di una nuova escalation
Oggi il contesto è diverso, ma la lezione resta attuale. La guerra in Ucraina, le tensioni tra Russia e NATO e il rafforzamento della postura militare europea alimentano il timore di un confronto più ampio. Gli ultimi sviluppi, tra attacchi alle infrastrutture ucraine e nuove misure europee contro Mosca, mostrano quanto sia difficile interrompere la spirale di ostilità.
La diplomazia come alternativa strategica
La questione non è ignorare l’aggressione russa contro l’Ucraina né sottovalutare le esigenze di sicurezza europee. È capire come affiancare alla deterrenza un’iniziativa diplomatica credibile, capace di ridurre i rischi di incidenti, contenere l’escalation e creare le condizioni per un negoziato.
Il ruolo della politica e dei cittadini
La domanda è se le istituzioni europee riusciranno a correggere la propria strategia prima che la contrapposizione si aggravi ulteriormente. Il dibattito pubblico e la mobilitazione democratica possono contribuire a chiedere ai governi trasparenza, obiettivi chiari e un impegno diplomatico concreto.
La storia non si ripete automaticamente. Ma insegna che nessuna escalation è inevitabile finché restano aperte alternative politiche.





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