
Dopo l’incontro a San Pietroburgo tra Vladimir Putin e Steve Witkoff, inviato di Donald Trump, la Russia ha dichiarato di essere pronta a riprendere i negoziati con Ucraina e Stati Uniti. I colloqui, previsti indicativamente per novembre e probabilmente ad Abu Dhabi, dovrebbero concentrarsi sulle condizioni di sicurezza dopo la guerra. Per ora si parla di incontri a livello tecnico, non di un accordo di pace.
Zelensky: “Congeliamo il fronte e trattiamo”
In un’intervista a Fox News del 21 ottobre, Volodymyr Zelensky ha definito il congelamento delle ostilità lungo l’attuale linea del fronte una strada realistica per fermare i combattimenti. Kiev chiede però solide garanzie di sicurezza americane ed europee per impedire una nuova aggressione russa. La proposta non equivale a riconoscere formalmente le conquiste territoriali di Mosca.
Mosca: “Serve la pace, non una tregua temporanea”
Il Cremlino continua a opporsi a un semplice cessate il fuoco che, secondo la posizione russa, permetterebbe all’Ucraina di riarmarsi. Il nodo resta quindi quello delle condizioni politiche e militari per interrompere la guerra, oltre alle garanzie che ciascuna parte considera indispensabili.
Energia e diplomazia: il dossier del diesel
Nei colloqui russo-americani è entrata anche la cooperazione energetica. Mosca ha confermato di voler attuare gli accordi sulle forniture di diesel ai mercati internazionali, dopo l’allentamento di alcune restrizioni statunitensi. Un possibile segnale di pragmatismo nei rapporti tra Washington e Mosca, mentre l’Unione europea mantiene la linea delle sanzioni legate alla guerra.
Un’apertura, non ancora una svolta
Il ritorno al tavolo diplomatico rappresenta un segnale, ma non garantisce un’intesa. Restano profonde divergenze sui territori occupati, sulla sicurezza futura dell’Ucraina e sulle condizioni per una pace duratura.




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