Conte-Pompeo, l’Italia prova a evitare i dazi Usa

Il ministro degli Esteri Usa vede prima Sergio Mattarella, poi Giuseppe Conte. Sul tavolo, oltre al commercio, Cina e Libia

Conte-Pompeo, l’Italia prova a evitare i dazi Usa
Mike Pompeo e Giuseppe Conte

Il governo è preoccupato dal possibile impatto sull’economia italiana dei possibili nuovi dazi Usa verso l’Ue: è questo il principale tema che fa da sfondo alla visita a Roma del segretario di Stato americano Mike Pompeo, alla vigilia di un pronunciamento del Wto molto temuto dalle cancellerie europee.

Sull’entità delle compensazioni che gli Usa potranno chiedere all’Ue per gli aiuti ad Airbus (Consorzio nel quale non rientra il nostro Paese), giudicati illegali, gira la cifra di 7 miliardi di euro, che gli Usa potrebbero trasformare in tariffe aggiuntive ai prodotti europei.

Quanto il tema sia sensibile lo dimostra il fatto che è stato Sergio Mattarella a introdurlo nel suo colloquio con Pompeo. Il capo dello Stato ha auspicato un dialogo per giungere ad un’intesa Usa-Ue. Anche Conte ha evocato i dazi con il ministro degli Esteri Usa a Palazzo Chigi. Il premier ha sottolineato che rispondere al dossier Airbus colpendo i prodotti agroalimentari italiani, che rappresentano la maggior parte dell'export negli Usa, sarebbe un duro colpo per il nostro paese, in un momento in cui si cerca di rilanciare l’economia.

Non solo Europa. I rapporti tra Italia e Pechino sono stati l’altro piatto forte dei colloqui romani di Pompeo. Perché Washington vuole scongiurare che Roma, dopo aver aderito alla Via della Seta, adotti anche le reti 5G del Dragone. In questa chiave, il Dipartimento di Stato ha fatto sapere che Pompeo è venuto a “discutere l'importanza dell’unità transatlantica” con l’Italia, che gli Usa considerano un “partner chiave” della Nato. Ma per consolidare tale unità gli europei devono dare di più. Quindi anche l'Italia deve impegnarsi in “maggiori investimenti per la difesa, per essere preparati alle minacce che l’Alleanza fronteggia, incluse quelle da Sud”. Il riferimento è alla questione libica. Ovvero, il terzo tema sul tavolo, dopo dazi e Cina.

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