
Il governo socialista di Pedro Sánchez incassa una pesante battuta d’arresto al Congresso dei Deputati. I parlamentari hanno respinto entrambi i decreti d’urgenza varati per affrontare la crisi abitativa e proteggere gli inquilini.
Il primo provvedimento è caduto con 178 voti contrari e 172 favorevoli, mentre il secondo è stato respinto con 184 no e 166 sì. Nel primo voto sono stati determinanti i sette deputati di Junts, oltre a Partito Popolare, Vox e UPN. Nel secondo si sono aggiunti anche PNV e Coalición Canaria.
Junts rompe l’equilibrio
Il voto conferma la fragilità della maggioranza che sostiene Sánchez. Junts, formazione indipendentista catalana guidata politicamente da Carles Puigdemont, era considerata decisiva per consentire al governo di superare lo scrutinio.
L’esecutivo aveva tentato fino all’ultimo di ottenere almeno l’astensione dei sette deputati catalani, ma senza successo. La bocciatura rappresenta quindi anche un nuovo test della capacità di Sánchez di costruire maggioranze parlamentari su singoli provvedimenti.
Cosa prevedevano i decreti
Le misure comprendevano, tra l’altro, protezione dagli sfratti per le persone vulnerabili, proroghe dei contratti d’affitto, limiti agli aumenti dei canoni, regole sugli affitti stagionali e restrizioni agli acquisti immobiliari speculativi.
Un secondo decreto prevedeva invece il rinnovo automatico di determinati contratti di locazione. Entrambi sono ora decaduti.
La crisi della casa non è solo politica
La tensione nasce da una situazione abitativa sempre più difficile. Secondo l’Instituto Nacional de Estadística (INE), nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni in Spagna sono aumentati del 12,2% su base annua.
Anche l’indice ufficiale di riferimento per l’aggiornamento degli affitti segnava ad agosto 2026 una variazione annua del 2,47%. La Commissione europea, inoltre, evidenzia un persistente squilibrio tra domanda e offerta e una disponibilità insufficiente di abitazioni accessibili e sociali.
Dalle piazze al Congresso
La crisi è esplosa nelle strade dopo lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, dalla casa di Madrid nella quale aveva vissuto per decenni. Il caso è diventato il simbolo nazionale della protesta contro il costo degli affitti e la difficoltà di accesso alla casa.
Le mobilitazioni sono proseguite con presidi e accampamenti, in particolare a Puerta del Sol, mentre le organizzazioni degli inquilini hanno annunciato nuove manifestazioni e ipotizzato anche uno sciopero generale.
Sánchez valuta il voto anticipato
Dopo la doppia sconfitta, Sánchez deve ora decidere se tentare di proseguire la legislatura, cercando nuovi accordi parlamentari, oppure trasformare la crisi della casa in una questione elettorale.
Diverse fonti indicano il 29 novembre come possibile data per le elezioni anticipate, ma al momento non esiste una convocazione ufficiale. Il premier dovrebbe valutare nel fine settimana la tenuta della maggioranza e l'ampiezza della mobilitazione sociale prima di prendere una decisione.









