L’Italia ha ridotto le proprie emissioni di gas serra di circa il 30% rispetto ai livelli del 1990, secondo il nuovo rapporto Ispra. Un risultato significativo, maturato soprattutto dopo il 2008 grazie alla crescita delle rinnovabili e ai miglioramenti dell’efficienza energetica, ma ancora distante dai target europei più ambiziosi.
Il quadro si inserisce negli obiettivi Ue: -55% al 2030 rispetto al 1990 e neutralità climatica entro il 2050, con una nuova proposta di riduzione intermedia del 90% entro il 2040, che aumenta la pressione sui sistemi produttivi nazionali.
Rinnovabili, industria ed efficienza: i fattori che hanno ridotto le emissioni
La riduzione registrata è stata trainata principalmente dallo sviluppo di idroelettrico ed eolico, dalla sostituzione del carbone con fonti meno emissive e dall’efficientamento energetico nei consumi civili e industriali.
Anche il settore manifatturiero ha contribuito al calo, sia attraverso nuove tecnologie sia per la contrazione di alcuni comparti energivori come minerali e metalli. In agricoltura si registrano riduzioni di metano e protossido di azoto, mentre il settore LULUCF mostra un aumento della capacità di assorbimento della CO₂ rispetto al 1990.
Trasporti, il vero nodo della transizione italiana
Il settore dei trasporti resta il principale elemento di criticità: le emissioni sono aumentate di oltre il 10% dal 1990 al 2024, confermandosi tra i comparti più difficili da decarbonizzare.
È anche il settore che pesa maggiormente nell’area “non Ets” insieme a agricoltura, rifiuti e civile, dove l’Italia continua a superare i limiti annuali previsti dal regolamento europeo. Anche gli scenari a politiche correnti indicano un ritardo rispetto al target di riduzione del 43,7% entro il 2030.
2025: segnali di rallentamento nella traiettoria emissiva
Le proiezioni più recenti indicano un possibile lieve aumento delle emissioni nel 2025, legato all’incremento dell’uso di gas naturale per la generazione elettrica, compensato solo parzialmente dalla riduzione della produzione idroelettrica.
Un segnale che conferma la fragilità del sistema energetico di transizione, ancora esposto alla volatilità delle fonti fossili.
Clima, effetti già visibili sull’economia e sui territori
L’aumento delle temperature medie, la maggiore frequenza di eventi estremi e le fasi di siccità alternate a piogge intense stanno già impattando ecosistemi, biodiversità e attività economiche.
Secondo Ispra, la transizione richiede un approccio integrato tra politiche ambientali, industriali e sociali, perché i ritardi nella decarbonizzazione si traducono in costi crescenti per il sistema produttivo e per la salute pubblica.
Le leve per accelerare: energia, trasporti e nuove tecnologie
Il rapporto indica alcune direttrici chiave per colmare il gap. Sul fronte energetico, serve un’accelerazione sulle rinnovabili e sull’efficienza, con l’uscita progressiva dai combustibili fossili.
Nell’industria, soprattutto nei settori hard-to-abate, diventano centrali tecnologie come idrogeno, cattura e stoccaggio della CO₂. Nei trasporti, la priorità resta la diffusione di veicoli a zero emissioni e il potenziamento delle infrastrutture. In agricoltura, invece, assumono peso pratiche sostenibili come riforestazione, gestione dei suoli e prevenzione degli incendi.










