
Introdotto nel 2005, l’EU ETS (Emissions Trading System) è il mercato europeo delle emissioni di gas serra. Si basa sul principio cap and trade: l’Unione europea stabilisce un tetto alle emissioni complessive dei settori interessati e lo riduce progressivamente, rendendo più costoso continuare a inquinare.
Quanto costa inquinare?
Le imprese devono restituire quote di emissione corrispondenti alle proprie emissioni verificate. Possono acquistare le quote alle aste o sul mercato e, in alcuni casi, riceverne gratuitamente. Una tonnellata di CO₂ equivale a una quota: chi emette meno può ridurre i costi, mentre chi supera le quote disponibili deve procurarsene altre.
Il prezzo del carbonio diventa così un incentivo a investire in tecnologie più pulite e a ridurre i consumi energetici.
Industria, CBAM e rischio delocalizzazione
L’ETS interessa soprattutto produzione elettrica, acciaio, cemento, chimica e altri comparti energivori. Le quote gratuite hanno finora contribuito a limitare il rischio di carbon leakage, cioè il trasferimento della produzione verso Paesi con vincoli climatici meno stringenti.
La riforma europea prevede una graduale eliminazione delle quote gratuite per i settori coperti dal CBAM, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, entro il 2034. L’obiettivo è rendere più comparabili i costi climatici dei prodotti europei e di quelli importati.
La nuova frontiera: trasporto marittimo ed ETS2
Dal 2024 il sistema comprende anche il trasporto marittimo, mentre l’aviazione è già soggetta a specifiche regole europee. Il passaggio più delicato sarà però l’ETS2, previsto a pieno regime dal 2028, che riguarderà le emissioni legate ai combustibili utilizzati negli edifici, nel trasporto stradale e in altri settori.
Gli obblighi ricadranno direttamente sui fornitori di combustibili, non sulle singole famiglie o sugli automobilisti. Tuttavia, una parte dei costi potrebbe trasferirsi sui prezzi di gas, carburanti e riscaldamento. Il Fondo sociale per il clima è destinato a sostenere le famiglie e le microimprese più vulnerabili nella transizione.



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