La lezione degli antichi Romani contro la siccità: l’ingegneria di 2.000 anni fa può aiutare l’Europa a salvare l’acqua

Un progetto europeo coordinato dal Politecnico di Milano e con l'Università di Padova riscopre le antiche opere idrauliche romane. Fossi, siepi e centuriazioni potrebbero diventare una delle chiavi per adattarsi ai cambiamenti climatici.

La lezione degli antichi Romani contro la siccità

Di fronte a estati sempre più calde, precipitazioni irregolari e risorse idriche in costante diminuzione, la risposta potrebbe arrivare da un sistema progettato oltre duemila anni fa.

L'antica ingegneria idraulica romana torna infatti al centro della ricerca scientifica grazie al progetto europeo WatHer, che punta a recuperare le tradizionali centuriazioni, i fossi di scolo e le siepi campestri come strumenti naturali per contrastare siccità, alluvioni e degrado ambientale.

Un esempio concreto di come innovazione e patrimonio storico possano integrarsi per affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico.

Il Veneto nella morsa della siccità

L'emergenza non è teorica. Il Veneto sta vivendo una delle stagioni più difficili degli ultimi decenni sul fronte idrico.

Nei mesi di giugno e luglio la temperatura media regionale ha raggiunto 23,1 °C, superando i precedenti record del 2003 e del 2022. Parallelamente, la riduzione delle precipitazioni ha determinato un deficit idrico stimato in circa 2,4 miliardi di metri cubi, mentre la portata del fiume Adige è diminuita di oltre il 20%, aumentando anche il rischio di risalita del cuneo salino lungo il delta.

Uno scenario che riflette una tendenza più ampia: secondo il programma europeo Copernicus, il continente europeo è quello che si riscalda più rapidamente al mondo, con effetti sempre più evidenti sulla disponibilità di acqua e sulla resilienza dei territori.

Il progetto WatHer: la natura come infrastruttura

Per rispondere a queste sfide nasce WatHer, progetto europeo cofinanziato con circa 3 milioni di euro, che coinvolge 12 partner di otto Paesi del Mediterraneo, coordinati dal Politecnico di Milano, con la partecipazione dell'Università di Padova.

L'obiettivo è sviluppare un modello eco-idrologico capace di affrontare quello che gli esperti definiscono il "trilemma dell’acqua": contrastare le siccità sempre più prolungate; ridurre il rischio di alluvioni causate da piogge estreme; migliorare la qualità delle acque limitando l'inquinamento delle falde superficiali.

L'idea di fondo è semplice ma rivoluzionaria: utilizzare il paesaggio come una vera infrastruttura naturale.

Le centuriazioni romane tornano protagoniste

Le centuriazioni romane, realizzate a partire dal I secolo a.C., non erano soltanto una suddivisione geometrica dei terreni agricoli.

Erano un sofisticato sistema di gestione dell'acqua, composto da fossi, canali, siepi e filari alberati che favorivano il drenaggio, limitavano l'erosione del suolo, trattenevano l'umidità e contribuivano alla ricarica naturale delle falde.

Negli ultimi cinquant'anni, gran parte di questa rete è stata progressivamente eliminata per fare spazio all'agricoltura intensiva e alle infrastrutture moderne, riducendo la capacità del territorio di adattarsi agli eventi climatici estremi.

Da settembre i primi interventi pilota

Il progetto entrerà nella fase operativa già dai prossimi mesi.

Saranno selezionati alcuni tratti della rete di scoli storici dell'area padovana dove verrà ripristinato il tradizionale sistema fosso-siepe, ampliando i canali e reintroducendo alberature con funzione di ombreggiamento per limitare l'evaporazione dell'acqua.

Secondo i ricercatori, questi interventi consentiranno di: rallentare le piene durante gli eventi meteorologici estremi; aumentare l'accumulo di acqua nel terreno; favorire la ricarica delle falde acquifere; migliorare la qualità delle acque grazie alla fitodepurazione naturale; incrementare la biodiversità creando nuovi corridoi ecologici.

Il passato come risorsa per il futuro

La ricerca conferma un principio sempre più condiviso nella comunità scientifica: molte delle soluzioni più efficaci per l'adattamento climatico si basano sulla Nature-Based Solutions, ovvero interventi che sfruttano i processi naturali anziché sostituirli con opere esclusivamente artificiali.

In questo contesto, l'antica ingegneria romana si rivela sorprendentemente moderna. Ciò che per secoli ha garantito equilibrio tra uomo, agricoltura e territorio potrebbe oggi diventare uno degli strumenti più efficaci per affrontare la crescente crisi idrica del Mediterraneo.

Duemila anni dopo, la tecnologia dei Romani torna così a offrire una risposta concreta alle sfide del XXI secolo.

Fonte
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