L’aumento dell’età pensionabile è una delle misure più contestate dai cittadini europei, ma resta una leva centrale per la tenuta dei conti pubblici. Il motivo è strutturale: meno lavoratori attivi, a causa del calo demografico, e sempre più pensionati, spinti dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento dell’aspettativa di vita.
Italia, l’adeguamento automatico all’aspettativa di vita
In Italia il sistema previdenziale è legato a un meccanismo di adeguamento biennale: l’età per la pensione di vecchiaia e i requisiti per quella anticipata crescono automaticamente in base all’aspettativa media di vita. Un automatismo che la politica tenta spesso di congelare o attenuare con interventi temporanei e costosi, che però rimandano il problema senza risolverlo.
Una tendenza comune a tutta l’Europa
Quella italiana non è un’eccezione. Negli ultimi anni, quasi tutti i governi europei hanno avviato riforme per innalzare l’età di pensionamento, nel tentativo di preservare la sostenibilità dei sistemi previdenziali e l’equilibrio dei bilanci pubblici in uno scenario demografico sempre più sfavorevole.
I numeri Ocse: si esce dal lavoro sempre più tardi
Il quadro emerge con chiarezza dai dati Ocse sull’età media effettiva di uscita dal mercato del lavoro, che misura l’età alla quale i lavoratori over 40 cessano l’attività. Dopo aver toccato un minimo storico intorno al 2000, l’indicatore è tornato a crescere costantemente. Nel 2024, la media nei Paesi Ocse ha raggiunto 63,6 anni per le donne e 64,7 anni per gli uomini.
Paesi Bassi e Germania guidano la classifica
L’aumento non è però uniforme. Tra le grandi economie europee, Paesi Bassi e Germania registrano le età di uscita dal lavoro più elevate per entrambi i generi, diventando il punto di riferimento delle politiche previdenziali più restrittive.
Italia, il recupero dopo la riforma Fornero
Nonostante una popolazione tra le più longeve d’Europa, l’Italia ha storicamente mostrato un’uscita dal lavoro più precoce, soprattutto per gli uomini. La svolta è arrivata con la riforma Fornero del 2011, che ha progressivamente riallineato il Paese agli standard europei. Oggi l’Italia si colloca lievemente sotto la media UE per le donne (62,6 contro 62,7 anni) e appena sopra per gli uomini (64,0 contro 63,9).
Francia e Spagna, pensioni più anticipate
Situazioni più favorevoli per i lavoratori si osservano invece in Francia e Spagna, dove l’uscita dal mercato del lavoro avviene ancora prima della media europea: circa due anni prima in Francia e un anno e mezzo in Spagna, soprattutto per gli uomini. Un divario che alimenta il dibattito politico e sociale, in particolare dopo le proteste francesi contro la riforma delle pensioni.
Il nodo del futuro
Con l’Europa che invecchia rapidamente e la natalità ai minimi storici, il tema dell’età pensionabile è destinato a rimanere centrale nel dibattito pubblico. La sfida sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità finanziaria e tenuta sociale, evitando che il peso dell’aggiustamento ricada interamente sulle nuove generazioni.



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