
Secondo quanto riportato da The Information e ripreso da RaiNews e ANSA, a gennaio Tesla aveva chiesto a lavoratori degli stabilimenti in Texas e California di utilizzare tute dotate di sensori per registrare i propri movimenti e trasferire quei dati ai sistemi di intelligenza artificiale di Optimus.
Dalle linee produttive ai “training hub”
Il malcontento di alcuni dipendenti avrebbe spinto Tesla a cambiare strategia: l’azienda ha iniziato a impiegare personale dedicato alla raccolta dati e a utilizzare telecamere, caschi dotati di videocamere, tute e guanti con sensori. Parte delle attività sarebbe stata inoltre trasferita in aree separate dalle normali linee produttive, dove gli operatori simulano mansioni come assemblaggio e smistamento.
Oltre 500mila ore di dati
La dimensione dell’operazione è significativa. Secondo The Information, Tesla avrebbe già accumulato oltre 500mila ore di dati di addestramento e punta a raddoppiarle entro la fine del 2026. L’obiettivo è costruire una sorta di ciclo continuo: le attività umane e quelle dei robot generano dati, i dati migliorano l’intelligenza artificiale e il software aggiornato viene nuovamente utilizzato dai robot.
Optimus è ancora lontano dall’autonomia completa
La tecnologia, tuttavia, è ancora in fase di sviluppo. Le informazioni più recenti indicano che Optimus viene impiegato soprattutto in ambienti controllati e per compiti specifici; quando affronta attività o situazioni per le quali non è stato addestrato, le prestazioni possono essere ancora imprevedibili. Tesla sta quindi lavorando su una libreria di movimenti di base che possa essere combinata per affrontare compiti differenti.
La scommessa industriale di Tesla
Tesla ha dichiarato nei propri documenti societari che Optimus rappresenta una delle aree strategiche di sviluppo dell’intelligenza artificiale e prevede una produzione su larga scala. La società aveva indicato per la futura generazione del robot una capacità produttiva potenziale fino a 1 milione di unità l’anno, mentre le informazioni più recenti riportano una produzione ancora nell’ordine di alcune centinaia di robot alla settimana e un obiettivo superiore a 1.000 alla settimana entro fine anno.
La vera questione: cosa accadrà al lavoro?
Il caso Tesla porta così al centro una domanda destinata a diventare sempre più importante: chi beneficia dell’aumento di produttività generato dall’automazione e come vengono distribuiti i suoi effetti sul lavoro?
L’addestramento dei robot attraverso i movimenti e le competenze umane mostra infatti un aspetto particolare della trasformazione tecnologica: il lavoratore non è soltanto potenzialmente sostituito dalla macchina, ma diventa anche una fonte essenziale dei dati necessari per costruirne le capacità.
È una delle grandi sfide dell’economia dell’intelligenza artificiale: non soltanto quanto lavoro potranno svolgere i robot, ma come cambieranno occupazione, competenze, salari e distribuzione dei guadagni di produttività.










