L’Irpef è progressiva? Non esattamente

Non è vero che in Italia la tassazione dei redditi personali è progressiva. L’aliquota marginale cresce soprattutto nelle fasce dove si concentrano i redditi da lavoro, scoraggiando investimenti in istruzione e riqualificazione. Si può fare molto meglio (come in Francia e Regno Unito)

L’Irpef è progressiva? Non esattamente

È spesso dato per scontato che il sistema di tassazione dei redditi personali previsto in Italia sia decisamente progressivo. In effetti lo è se si guarda alle aliquote Irpef. Ma tali aliquote sono applicate solo a una parte del reddito. Se si osserva invece il reddito complessivo della famiglia, tenendo conto di quelli a tassazione separata, detrazioni, spese deducibili e trasferimenti, il quadro cambia.

Interpolando le osservazioni sul reddito imponibile e il reddito netto disponibile delle famiglie italiane otteniamo la curva evidenziata nel grafico. Ci racconta cosa accade nell’aggregato delle famiglie: il reddito disponibile medio per un dato livello del reddito imponibile medio. Possiamo poi usare la curva per calcolare l’aliquota marginale implicita nel sistema, cioè l’imposta aggiuntiva dovuta per euro in più a partire da un dato imponibile. “La sorpresa è che l’aliquota marginale ha un andamento a U rovesciata - spiega l’economista Ugo Colombino -. Aumenta fino a circa 100 mila euro, poi diminuisce.”In effetti,le famiglie con reddito più elevato hanno maggiori opportunità di sfruttare fonti di reddito soggetto a tassazione separata e deduzioni in modo da minimizzare l’imposta.

“Di fronte a questa evidenza, le ricorrenti discussioni su progressività, flat tax o altre idee di riforma sembrano fuori fuoco – prosegue Colombino -. Un’aliquota marginale che cresce rapidamente fino a 100 mila euro, dove si concentrano i redditi da lavoro, scoraggia gli investimenti in istruzione e riqualificazione e in definitiva contribuisce a deprimere produttività e salari.”

Viceversa, “l’aliquota marginale decrescente sui redditi oltre i 100 mila euro, dove è più alto il peso di altre fonti, premia le rendite, le quali pesano di più nella composizione dei redditi più elevati – aggiunge Colombino -. La curva suggerisce che l’evoluzione del sistema fiscale ha contribuito a frenare la crescita dell’economia italiana. Infatti, il sistema economico, almeno fino a un imponibile medio di 100 mila euro, fa fronte a disincentivi crescenti.”

Ad esempio, in Francia e Regno Unito la configurazione degli incentivi è opposta a quella del fisco italiano. “È dunque possibile disegnare un sistema migliore”, conclude Colombino.

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I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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