
L’ultima revisione dell’Istat, pubblicata il 22 settembre, conferma per il 2025 un indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche pari al 3,1% del Pil, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024. Il dato, però, resta sopra il limite del 3% previsto dalle regole fiscali europee.
Italia ancora nella procedura Ue
L’Italia è sottoposta alla Procedura per i disavanzi eccessivi (EDP) dal luglio 2024, dopo che il deficit aveva raggiunto il 7,4% del Pil nel 2023. Il Consiglio dell’Ue aveva fissato nel 2026 il termine entro cui riportare il disavanzo sotto controllo.
Un miglioramento significativo
Il percorso di riduzione del deficit è comunque evidente: dal 7,4% del 2023 si è passati al 3,4% nel 2024 e al 3,1% nel 2025. Nel frattempo, l’Italia ha registrato nel 2025 un avanzo primario dello 0,8% del Pil.
Il vero problema resta il debito
La situazione rimane però condizionata dall'elevato debito pubblico. A fine 2025 il debito italiano ammontava a circa 3.096 miliardi di euro, pari al 137,1% del Pil, oltre il doppio del parametro europeo del 60%.
La Commissione europea prevede comunque che il deficit possa scendere al 2,9% del Pil nel 2026 e nel 2027, secondo lo scenario basato sulle politiche già note.
Cosa significa la procedura
La permanenza nell’EDP comporta un percorso correttivo e limiti alla crescita della spesa netta. Per l’Italia il Consiglio ha fissato un limite dell’1,3% nel 2025 e dell’1,6% nel 2026. L’obiettivo è ridurre progressivamente il disavanzo senza compromettere la sostenibilità delle finanze pubbliche.
Il nodo della difesa
La questione è particolarmente rilevante mentre gli Stati europei stanno aumentando le spese militari. La National Escape Clause for Defence Expenditure può consentire, a determinate condizioni, una deviazione temporanea dal percorso di spesa, anche quando uno Stato è sottoposto alla procedura per disavanzo eccessivo. L’attivazione, però, richiede una valutazione della Commissione e una decisione del Consiglio.
SAFE: 14,9 miliardi per l’Italia
Diverso è il caso di SAFE – Security Action for Europe, lo strumento Ue che mette a disposizione fino a 150 miliardi di euro di prestiti per investimenti nella difesa. Per l’Italia è stato approvato un importo massimo di 14,9 miliardi di euro.
La permanenza nella procedura per deficit eccessivo non equivale quindi alla perdita dei fondi SAFE. Al 25 agosto la Commissione indicava tuttavia che l’accordo di prestito con l’Italia doveva ancora essere firmato e che erano in corso discussioni sull’effettivo ammontare da utilizzare.
Il doppio vincolo di Roma
Per il governo italiano la sfida è quindi duplice: ridurre il deficit sotto il 3% e contemporaneamente trovare spazio di bilancio per aumentare la spesa per la difesa.


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