Quale è l’impatto economico dell’esposizione ai fattori ambientali su obesità e diabete?

La ricerca ‘italiana’ in prima fila. Malattie cardiovascolari e metaboliche: il CEIS (Centro per gli Studi Economici e Internazionali) dell'Ateneo "Tor Vergata" è a capo di un gruppo europeo che ha il compito di misurare l'impatto economico dell'interazione tra l'esposizione ai diversi fattori ambientali e l'insorgere di patologie croniche

Obesità e diabete, impatto economico dell’esposizione ai fattori ambientali

LongITools è uno dei nove progetti di ricerca che compongono la rete europea di esposizione umana, European Human Exposome Network, lanciata lo scorso febbraio a Bruxelles.  ‘Human Exposome’ è lo studio di come gli elementi - a cui siamo esposti durante la nostra intera vita, attraverso la dieta, lo stile di vita e l'ambiente in cui viviamo e lavoriamo - influenzano la salute. 

Il concetto dell'esposoma fa riferimento a tutto l'insieme delle esposizioni, dal momento del concepimento in poi, includendo componenti esterne ed interne, che riguardano la qualità dell’aria e dell’acqua, sostanze chimiche pericolose, emissioni industriali, pesticidi e interferenti endocrini. La prima buona notizia è dunque l’importanza per tutti di questa attività di ricerca.

La seconda è che in prima fila ci sono i ricercatori del nostro Paese. L’Università degli Studi di Roma Tor Vergata è partner  con il CEIS (Centre for Economic and International Stdies), il Centro per gli Studi Economici e Internazionali dell’Ateneo, di LongITools,  progetto finanziato dall’Ue nell’ambito del programma quadro per la ricerca e l'innovazione ‘Horizon 2020’ che si propone di studiare le interazioni tra l’esposoma, lo stile di vita e la salute. In particolare, il progetto studierà e misurerà come l’esposizione ai fattori ambientali, durante tutta la vita, contribuisca al rischio di sviluppare malattie cardio-metaboliche. Tra queste, l’obesità, il diabete di tipo 2 e le patologie cardiovascolari.

Si tratta di un complesso studio longitudinale, coordinato dall’Università di Oulu (Finlandia), che analizzerà i dati di 11 milioni di cittadini europei per studiare l’evoluzione della salute cardio-metabolica dalla nascita alla vecchiaia.

“A disposizione del progetto LongITools ci sono diversi database, costituiti attraverso la raccolta di dati che copre un ampio arco di tempo, dalla metà degli anni ‘30 a oggi. I database - spiega Andrea Piano Mortari, ricercatore presso il CEIS e responsabile del modello di micro-simulazione che verrà utilizzato per lo studio - contengono diverse tipologie di dati, dalle misurazioni di peso e altezza alle rilevazioni degli agenti inquinanti, dalle diagnosi cliniche all’utilizzo di servizi sanitari, campioni di sangue, tessuti e DNA. Tutte queste informazioni verranno combinate in modo da studiare gli effetti dell'esposizione ai diversi fattori lungo tutta la vita degli individui”.

Il progetto mette insieme 15 istituti di ricerca e tre piccole e medie imprese, in otto paesi europei, con conoscenze avanzate di epidemiologia, genetica, epigenetica, metabolomica, stili di vita, matematica, economia, policy making e tecnologia dei sensori. Uno dei principali obiettivi sarà sviluppare nuovi metodi e strumenti di monitoraggio e previsione che possano tradursi in politiche della salute innovative, come, ad esempio, una app in grado di misurare in tempo reale la salute cardio-metabolica integrandosi con i dispositivi indossabili ultra-leggeri in grado di rilevare l’esposizione ai fattori inquinanti in tempo reale.

Al CEIS è stata affidata la guida del gruppo di ricerca, a cui partecipa anche l’University College London, che avrà il compito di stimare l’impatto economico dell'interazione tra l’esposizione ai diversi fattori ambientali e l’insorgere di patologie croniche e simularne gli effetti nel lungo periodo. Il responsabile scientifico della parte di progetto affidata al CEIS è Vincenzo Atella, ordinario di Economia Politica al Dipartimento di Economia e Finanza di Tor Vergata.

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