La Lombardia meriterebbe un presidente all’altezza

La Lombardia meriterebbe un presidente all’altezza
Attilio Fontana

Il presidente della Lombardia da giorni è in polemica con il governo centrale. Nella regione volano dell’economia del nostro paese qualcosa è andato storto. La diffusione del virus è partita da lì nel nostro Paese. Ma da quel momento in poi in Lombardia la situazione è precipitata e la giunta a guida leghista non è sembrata in grado di gestire la situazione. L’errore fatale è stato quello di non dichiarare subito la zona rossa in tutti i comuni focolaio.

Sul perché ciò sia avvenuto lo ha spiegato bene un’inchiesta di ‘Report’. Importantissime aziende del nostro Paese che hanno un ruolo rilevante anche sui mercati internazionali hanno esercitato pressione sulle istituzioni affinché non fosse istituita la zona rossa, quindi il blocco totale, o peggio perché la loro azienda fosse considerata tra quelle ‘indispensabili’.

Il che ci riporta a Fontana. La sua strategia è stata quella di aspettare che fosse il governo di Roma a prendere le decisioni più impopolari, ovvero il lockdown. Ma visto che il Covid-19 corre più velocemente delle diatribe politiche, il tempo perso a polemizzare è stato fatale, moltiplicando oltremodo contagiati e vittime.

Ha ragione Conte quando dice che se avesse voluto, Fontana avrebbe potuto adottare in tempo reale misure più restrittive. Ma sarebbe stato troppo difficile placare il malcontento degli imprenditori. A Fontana è mancato il coraggio. Quel coraggio che spesso nella vita è utile, a volte è appunto salvifico.

Per non parlare poi dello scempio delle Rsa e di quegli anziani ammassati tutti insieme, contagiati e non, che fanno tornare la memoria a un passato indicibile.

Un altro governatore, anche lui alla guida di una regione importante, anche lui leghista, invece non ha aspettato Roma. Quando ha capito che l’emergenza richiedeva tempi rapidi ha fatto delle scelte, aiutato dal suo braccio destro, il virologo romano Andrea Crisanti. Il risultato? Il Veneto ha gestito l’epidemia in modo più efficace, come dimostra l’evidenza empirica.

“Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore. Un giocatore lo vedi dal coraggio”, canta De Gregori. Ecco, appunto.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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