Drugstore: 2 governi in 1. Draghi come Conte (ma non l’ex presidente del Consiglio…)

L’ex presidente della Bce mette a punto una squadra di titolari e un’altra di panchinari. La prima, di fatto un’estensione di Draghi, dovrà riuscire ad allocare in modo efficace ed efficiente la montagna di risorse in arrivo da Bruxelles. La seconda, che in realtà non scenderà mai in campo davvero, servirà per garantirsi il sostegno parlamentare.

Drugstore: 2 governi in 1. Draghi come Conte ...

Mario Draghi scommette su se stesso. Il ministero dell’Economia, affidato a Daniele Franco, è di fatto una sua estensione. Ciò vuol dire che il Recovery Fund sarà gestito più o meno direttamente da Palazzo Chigi. Così come i rapporti con l’Ue vedranno l’ex presidente della Bce in prima fila. Notizie, queste, che possono rappresentare un buon segno nella misura in cui Draghi si dimostrerà davvero efficace ed efficiente nell’allocazione dei fondi europei.

Nel ‘Drugstore’ c’è poi un secondo governo, quello politico. E lì, l’analisi diventa meno digeribile. D’altronde, Supermario si rende conto che la sua operazione per avere successo avrà bisogno di un ampio sostegno parlamentare. È in questa logica che va letta la riesumazione di personaggi che hanno già fatto parte di altri precedenti esecutivi. E che in qualche modo hanno già dato, hanno già provato a dare il meglio di sé. Non si capisce, ad esempio, quale contributo possano davvero dare i vari Gelmini, Carfagna e Brunetta. Ma anche Orlando al Lavoro è un punto interrogativo. Agli Esteri, inoltre, la conferma di Luigi Di Maio ci fa capire che il compromesso che Draghi ha dovuto accettare è ben più consistente di quanto si possa immaginare a una prima lettura. Nelle relazioni con il resto del mondo non c’era forse bisogno ora di una figura davvero di alto profilo?

C’è poi il capitolo Lega. Giorgetti allo Sviluppo economico rappresenta una sorta di esame di maturità per il partito guidato da Matteo Salvini. Ora non ci sono più alibi. Vedremo se e quali ricette sarà in grado di sfornare Giorgetti per risollevare le sorti di uno sviluppo, quello dell’Italia, che da anni arranca. La sua è una missione difficile visto che l’Italia era ultima per crescita economica nell’Ue subito prima dello scoppio della pandemia e gli ultimi dati macroeconomici sfornati dalla Commissione europea segnalano che il nostro Paese non tornerà a livelli pre-pandemici prima del 2023. E le vecchie ricette, tipo la ‘flat tax’, non troveranno spazio.

Ma tutto questo Draghi lo sa. Ecco perché farà come Conte. Non l’ex presidente del Consiglio del governo giallo-rosso. Il Conte allenatore dell’Inter, noto per spremere la squadra titolare come un'arancia, lasciando le briciole e scampoli di partita a tutti gli altri. In realtà l’esempio è calzante fino a un certo punto. L’allenatore di calcio lascia in panchina anche figure di primissimo livello, non brocchi. Lo stesso non può dirsi per Draghi-Team.

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