
L’Italia accelera sugli acquisti di carburante per aerei nel tentativo di evitare criticità nei mesi estivi, tradizionalmente i più intensi per il traffico aereo.
Nelle prime due settimane di aprile sono stati importati in media circa 105 mila barili al giorno di jet fuel, il livello più alto degli ultimi due anni. Una risposta diretta alle tensioni geopolitiche che stanno colpendo le rotte energetiche globali, in particolare nello Stretto di Hormuz, snodo chiave per le forniture mediorientali.
India protagonista, ma cresce il ruolo europeo
A guidare le forniture è l’India, ormai partner strategico per l’approvvigionamento italiano di cherosene, con circa 33 mila barili giornalieri.
Subito dopo si collocano Arabia Saudita e Spagna, entrambe con circa 22 mila barili al giorno. Seguono Turchia ed Egitto, confermando una diversificazione forzata delle fonti di approvvigionamento.
Il dato segnala un cambiamento importante: mentre gran parte dell’Europa resta legata al Kuwait, l’Italia si muove su rotte alternative per compensare le difficoltà di accesso ai tradizionali fornitori.
Un picco temporaneo: rischio calo nelle prossime settimane
Secondo gli analisti del settore energetico, il boom di aprile potrebbe essere solo temporaneo.
Le importazioni sono state concentrate nella prima metà del mese e potrebbero ridursi rapidamente con l’esaurirsi della disponibilità globale e il rallentamento delle consegne via mare.
Uno scenario che riapre il tema della vulnerabilità strutturale del sistema energetico italiano.
Dove arriva il carburante: Fiumicino al centro
Il principale punto di ingresso del jet fuel è l’area di Fiumicino, hub strategico grazie alla presenza dell’aeroporto Leonardo da Vinci.
Seguono Civitavecchia, Genova, La Spezia e Marghera, snodi fondamentali per la distribuzione verso gli altri aeroporti nazionali.
Da qui il carburante viene poi smistato lungo tutta la rete aeroportuale italiana.
Il costo dell’emergenza: 350 milioni in due settimane
Il valore economico delle importazioni nelle prime due settimane di aprile è stimato in circa 350 milioni di euro.
Una cifra destinata a salire se si considerano i costi logistici e di intermediazione, che pesano direttamente sui bilanci delle compagnie aeree e, indirettamente, sui prezzi dei biglietti.
Dipendenza energetica: il vero nodo strutturale
La crisi del jet fuel è solo l’ultimo segnale di una fragilità più ampia.
L’Italia importa circa la metà del carburante per aviazione e resta tra i Paesi europei più dipendenti dall’estero per l’energia, con un tasso vicino al 74%, ben sopra la media UE.
Un dato che rende il sistema particolarmente esposto agli shock geopolitici e alle interruzioni delle catene di approvvigionamento.
Geopolitica ed energia: un equilibrio sempre più instabile
Dalla guerra in Ucraina alle tensioni in Medio Oriente, le crisi internazionali stanno ridefinendo le mappe energetiche globali.
Per l’Italia, la sfida non è solo garantire le forniture nel breve periodo, ma costruire una strategia di sicurezza energetica più resiliente, capace di ridurre la dipendenza e gestire le turbolenze del mercato globale.






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