
Donald Trump rilancia la sua strategia protezionista con una nuova stretta commerciale. Nel giro di poche ore, i dazi globali sono stati prima fissati al 10% e poi innalzati al 15% su tutte le importazioni, con entrata in vigore alla mezzanotte del 24 febbraio e durata prevista di 150 giorni.
Il presidente ha invocato la Section 122 del Trade Act del 1974, una norma mai utilizzata prima che consente tariffe temporanee senza l’approvazione del Congresso, trasformando lo scontro con la Corte Suprema in una nuova offensiva politica e commerciale.
La reazione alla Corte Suprema
L’escalation è una risposta diretta alla decisione della Corte Suprema che aveva dichiarato illegali i dazi precedenti imposti tramite l’International Emergency Economic Powers Act. Una sentenza che ha limitato i poteri presidenziali in materia commerciale e colpito la credibilità del tycoon.
Trump ha accusato i giudici di aver favorito i Paesi stranieri e ha promesso nuove misure per “proteggere aziende e lavoratori americani”, trasformando la questione in un tema centrale della sua narrativa politica.
Le armi legali sul tavolo: Section 301, 232 e Tariff Act
Oltre alla Section 122, l’amministrazione sta valutando altre leve legislative per continuare la guerra commerciale:
👉 Section 301 del Trade Act: consente dazi dopo indagini su pratiche commerciali sleali (già usata contro la Cina).
👉 Section 232 del Trade Expansion Act: permette tariffe per motivi di sicurezza nazionale (già usata su auto, acciaio e rame).
👉 Section 338 del Tariff Act del 1930: consente tariffe fino al 50% contro Paesi che discriminano gli USA.
Secondo gli analisti, queste opzioni potrebbero portare a una nuova ondata di tariffe selettive e ritorsioni globali.
Caos rimborsi e incertezza sugli accordi commerciali
La decisione della Corte Suprema ha aperto un capitolo complesso sui rimborsi dei dazi già pagati. Le imprese e gli Stati federali chiedono restituzioni rapide, ma gli esperti prevedono anni di contenziosi caso per caso.
Resta inoltre l’incognita sugli accordi commerciali già siglati, compresi quelli con l’Unione Europea. Molti partner temono ritorsioni e potrebbero rispettare gli impegni per evitare nuove tariffe punitive.
Rischi macro: inflazione, mercati e geopolitica
Economisti e istituzioni internazionali avvertono che l’aumento delle tariffe potrebbe:
👉 spingere l’inflazione globale, aumentando i prezzi al consumo;
👉 colpire le catene globali del valore, già sotto pressione per tensioni geopolitiche;
👉 provocare contromisure di UE, Cina e Paesi emergenti, con il rischio di una nuova guerra commerciale multilaterale.
Per l’Europa, la partita commerciale si intreccia con dossier strategici come NATO, Ucraina, difesa e politica industriale, rendendo il confronto con Washington ancora più delicato.
Un test politico per la Casa Bianca
La mossa sui dazi è anche un segnale politico interno: Trump vuole mostrarsi come un leader deciso contro élite, giudici e partner esteri, consolidando il consenso tra l’elettorato protezionista. Ma l’incertezza normativa e la volatilità dei mercati rischiano di diventare un boomerang economico.




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