Secondo il SIPRI, nel periodo 2020-2024 gli Stati Uniti hanno fornito il 64% delle importazioni di grandi sistemi d’arma dei Paesi europei della NATO, contro il 52% del quinquennio precedente. Nei dati più recenti relativi al 2021-2025, la quota è scesa al 58%, pur restando predominante.
La dipendenza non riguarda soltanto gli acquisti: sistemi militari, manutenzione, ricambi e interoperabilità possono vincolare gli eserciti europei ai fornitori americani per molti anni.
Energia: il gas americano sostituisce quello russo
Dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la riduzione delle forniture da Mosca, gli Stati Uniti sono diventati un partner energetico fondamentale per l’Europa.
Nel 2025 hanno fornito quasi il 58% del gas naturale liquefatto (GNL) importato dall’UE, pari a circa il 26% delle importazioni complessive di gas. La diversificazione ha ridotto l’esposizione alla Russia, ma ha accresciuto il peso di un altro fornitore esterno.
Cloud e software: 264 miliardi di euro verso l’economia americana
La dipendenza tecnologica è altrettanto significativa. Uno studio realizzato dalla società di ricerca Asterès per l’associazione francese Cigref stima che, nel 2024, le organizzazioni europee abbiano speso circa 330 miliardi di euro presso aziende statunitensi per servizi cloud e software.
Secondo la stessa analisi, circa 264 miliardi di euro di valore economico generato da queste spese hanno beneficiato dell’economia americana, sostenendo circa 1,9 milioni di posti di lavoro diretti, indiretti e indotti negli Stati Uniti. Si tratta di stime dello studio, non di trasferimenti finanziari contabilizzati come un’unica voce.
Autonomia strategica: la sfida europea
Il problema non è il commercio con gli Stati Uniti, partner economico e militare fondamentale, ma la concentrazione delle dipendenze in settori essenziali per la sicurezza, l’energia e la competitività.
Rafforzare l’industria europea della difesa, diversificare le fonti energetiche e sviluppare infrastrutture digitali competitive potrebbe ridurre l’esposizione a decisioni esterne e trattenere una quota maggiore di investimenti e valore aggiunto in Europa.
La questione centrale è quanto margine di scelta possa avere l’Europa se una parte così rilevante delle sue capacità strategiche dipende da fornitori stranieri.








