L’Ue ha un avanzo commerciale con se stessa: 307 mld. Ma dovrebbe essere pari a zero

Se un bene viene venduto da un paese Ue a un altro, l’Iva dovrà essere applicata nel Paese di destinazione. Ma se il prodotto/servizio non supera il confine, nessuno la registrerà. Questo spiega il mistero dell’avanzo commerciale dell’Ue verso se stessa

L’Unione ha un avanzo con se stessa: 307 mld. Ma dovrebbe essere 0

L’Ue esporta così tanto da registrare un attivo commerciale anche con se stessa per 307 mld di euro (nel 2019). In realtà dovrebbe essere pari a zero. Due economisti tedeschi - Gabriel Felbermayr e Martin Braml - sono giunti alla conclusione che è il risultato di una consistente evasione fiscale. Il buco riguarda l’Iva.

Nell’Ue si evade l’Iva per 137 miliardi di euro ogni anno. Greci e romeni fanno sparire un terzo del gettito atteso. L’Italia un quarto, ma in termini assoluti il discorso cambia: oltre 33 miliardi su quei 137 miliardi di euro del totale Ue sono i soldi che vengono a mancare al fisco italiano. La Germania ha un buco di 25 miliardi fra gettito atteso ed effettivo, mentre il fisco francese (l'evasione si ferma a 12 miliardi) si conferma fra i più efficienti. I dati sono anteriori all'introduzione della fattura elettronica, obbligatoria dall'anno scorso, e all'inasprimento delle pene per gli evasori, introdotto quest'anno e, dunque, le classifiche potrebbero cambiare.

I due economisti ritengono che la truffa avvenga al momento della fatturazione. Beni e servizi esportati da un paese a un altro paese Ue sono esenti da Iva nel paese di origine, perché l’Iva verrà applicata nel paese di destinazione. Ma se il bene viene venduto in patria, anziché all’estero, il paese di teorica destinazione non registrerà l’importazione e non applicherà l’imposta prevista.

La ricerca individua le discrepanze maggiori in Gran Bretagna, Paesi Bassi, Irlanda, Lussemburgo e Cipro.

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