
Fino al febbraio 2022 la Russia era uno dei principali partner commerciali dell’Unione europea, soprattutto per le forniture energetiche. Nonostante il rallentamento legato alla pandemia, all’inizio del 2022 il deficit commerciale Ue-Russia aveva raggiunto i 46 miliardi di euro, trainato dalle importazioni di gas e petrolio.
Le sanzioni cambiano tutto, ma non azzerano gli scambi
Dopo l’invasione dell’Ucraina, Bruxelles ha varato una serie di sanzioni economiche senza precedenti per indebolire l’economia russa. Il risultato è stato un crollo drastico del commercio, ma non la sua completa interruzione. Secondo Eurostat, tra il primo trimestre 2022 e il terzo trimestre 2025:
- le importazioni europee dalla Russia sono diminuite del 93%;
- le esportazioni dell’Ue verso la Russia sono calate del 38%.
Un evento storico: surplus Ue per la prima volta dal 2002
La contrazione delle importazioni, molto più forte di quella dell’export, ha prodotto un risultato inedito: nel secondo e terzo trimestre del 2025, l’Unione europea ha registrato un surplus commerciale con la Russia, evento che non si verificava dal 2002.
Energia al centro del crollo degli scambi
La riduzione del commercio è stata guidata quasi interamente dal settore energetico. Nel primo trimestre 2022, il deficit energetico Ue-Russia aveva toccato il massimo storico di 43,6 miliardi di euro. Tre anni dopo, nel terzo trimestre 2025, il deficit si è ridotto a 3,7 miliardi, grazie a sanzioni e calo dei prezzi.
Gas e petrolio: la dipendenza europea si riduce
L’Europa ha colpito soprattutto le forniture strategiche:
- Gas naturale via gasdotto: quota russa scesa dal 50% al 15% tra 2022 e 2025;
- Petrolio: importazioni dalla Russia praticamente azzerate.
Nel dicembre 2025, l’Ue ha inoltre deciso un divieto graduale sulle importazioni di:
- GNL russo (stop totale entro fine 2026);
- gas via gasdotto (stop totale dall’autunno 2027).
Export europeo sotto pressione: stop a macchinari e veicoli
Sul fronte delle esportazioni, le restrizioni imposte dalla Commissione europea mirano a impedire alla Russia l’accesso a tecnologie chiave. Il risultato è una forte contrazione del surplus europeo in macchinari e veicoli, sceso da 6,3 miliardi a 0,7 miliardi di euro nello stesso periodo.
Un commercio ridimensionato, ma ancora vivo
A oltre tre anni dall’inizio della guerra in Ucraina, i dati mostrano che il commercio tra Ue e Russia non si è mai completamente interrotto, ma si è trasformato radicalmente. L’energia non è più il perno degli scambi e l’Europa, pur mantenendo un canale commerciale aperto, ha drasticamente ridotto la propria dipendenza da Mosca.



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