Dazi contro il Canada, schiaffo a Trump alla Camera: spaccatura tra i repubblicani

La risoluzione anti-tariffe passa per pochi voti con il sostegno di sei deputati del GOP. Ora il testo va al Senato, ma il presidente minaccia il veto e avverte i dissidenti: “Pagherete alle primarie”

Dazi contro il Canada, schiaffo a Trump alla Camera

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione per bloccare i dazi imposti dall’amministrazione Trump contro il Canada. Il voto, passato per soli otto voti (219 a 211), ha visto sei deputati repubblicani schierarsi con i democratici, segnando una frattura politica significativa nel partito di maggioranza.

I nomi dei “ribelli” e il fronte bipartisan

Tra i repubblicani che hanno rotto la linea del partito figurano Don Bacon, Kevin Kiley, Thomas Massie, Jeff Hurd, Brian Fitzpatrick e Dan Newhouse. Il testo era stato promosso dal deputato democratico Gregory Meeks, che ha accusato l’amministrazione di colpire un alleato strategico con misure commerciali punitive e ingiustificate.

Il nodo legale: chi decide sui dazi?

Il voto arriva mentre la Corte Suprema deve pronunciarsi sulla legittimità dei dazi imposti senza il passaggio dal Congresso, attraverso i poteri di emergenza nazionale. Il caso potrebbe ridefinire l’equilibrio tra Casa Bianca e Parlamento sulla politica commerciale, uno dei temi più sensibili della presidenza Trump.

Guerra commerciale globale e rischio escalation

La risoluzione contro i dazi canadesi potrebbe avere un effetto domino su altre misure tariffarie contro Unione Europea e partner asiatici, riaprendo il dibattito sulla strategia protezionista americana e sulle conseguenze per le catene globali del valore, già sotto pressione tra reshoring e tensioni geopolitiche.

Trump minaccia i dissidenti: “Conseguenze alle elezioni”

Il presidente ha reagito duramente su Truth Social, promettendo ritorsioni politiche contro i repubblicani dissidenti e rivendicando il successo della sua politica commerciale, sostenendo che i dazi abbiano ridotto il deficit commerciale e rafforzato la sicurezza nazionale. Ma il voto alla Camera mostra che il consenso interno sulla linea protezionista non è più compatto.

Prossime mosse: Senato e veto presidenziale

Il testo passa ora al Senato, dove potrebbe trovare una maggioranza simile. In caso di approvazione, Trump ha già annunciato il veto. Per superarlo servirebbe una maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere: uno scenario oggi politicamente improbabile, ma simbolicamente potente in vista della campagna elettorale.

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