
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi imposti da Donald Trump, stabilendo che il presidente non può ricorrere all’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per introdurre tariffe commerciali su larga scala. Secondo i giudici, la norma non conferisce al presidente il potere di imporre dazi, competenza che resta prerogativa del Congresso, come previsto dalla Costituzione americana. La sentenza rappresenta una delle più significative limitazioni ai poteri esecutivi in materia commerciale degli ultimi decenni.
Una maggioranza inaspettata: tre conservatori contro Trump
La decisione è stata presa con una maggioranza di sei voti a tre, con tre giudici conservatori – John Roberts, Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett – che hanno votato insieme ai colleghi liberal, rompendo il fronte tradizionale della destra giudiziaria. A favore dei dazi si sono invece schierati Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh. Un segnale politico e istituzionale forte, che evidenzia le tensioni anche all’interno dell’ala conservatrice della Corte.
Trump furioso: “Una sentenza vergognosa”
Donald Trump ha reagito con durezza alla decisione, definendola una “vergogna” e promettendo un piano di riserva per rilanciare la sua agenda protezionista. Secondo fonti giornalistiche statunitensi, il presidente sarebbe apparso visibilmente irritato durante un incontro alla Casa Bianca e avrebbe attaccato duramente la Corte Suprema, lasciando intendere la volontà di cercare nuove strade legali e politiche per imporre le tariffe.
Restano in vigore i dazi settoriali
La sentenza non cancella però tutte le misure protezionistiche: restano in vigore i dazi settoriali su acciaio, alluminio e automotive, introdotti con altre basi giuridiche. Ciò significa che la strategia commerciale trumpiana non viene completamente smantellata, ma subisce un colpo significativo sul fronte delle tariffe generalizzate.
Il peso politico ed economico della sentenza
La decisione arriva in un contesto globale già segnato da crescenti tensioni commerciali, reshoring industriale e politiche protezionistiche in molte economie avanzate. Per le imprese e le famiglie statunitensi, la sentenza potrebbe tradursi in prezzi più bassi e maggiore stabilità commerciale, mentre per Trump rappresenta un duro stop simbolico alla sua narrativa economica sovranista.
Un precedente che cambia l’equilibrio dei poteri
Oltre all’impatto economico, il verdetto rafforza il ruolo del Congresso nella politica commerciale e ridisegna il confine tra potere esecutivo e legislativo. È un precedente destinato a influenzare non solo la presidenza Trump, ma anche le future amministrazioni americane, soprattutto in un’epoca di crescente uso dei decreti d’emergenza.




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