L’Istat vede “segnali di ripresa”, ma Fitch taglia le stime sul Pil

Numeri non incoraggianti arrivano anche dall’Eurozona dove nel secondo trimestre si registra un crollo record per il Pil (-11,8%) e l’occupazione (-9%)

L’Istat vede “segnali di ripresa”, ma Fitch taglia le stime sul Pil

La caduta del Pil italiano nel secondo trimestre è associata a estesi segnali di ripresa emersi, da maggio, per la produzione industriale e, da giugno, per i nuovi ordinativi della manifattura e per le esportazioni. 

A luglio, inoltre, si sono registrati i primi segnali di recupero per l’occupazione accompagnati da un’intensificazione della ripresa delle ore lavorate procapite. A tracciare il quadro è l’Istat.

Ma, secondo l’Agenzia Fitch, il Pil italiano si contrarrà del 10% nel 2020 e rimbalzerà del 5,4% l’anno prossimo: è stata quindi abbassata la prima stima dal precedente 9,5% e rialzata la seconda dal precedente 4,4%.

“Il Pil è sceso più di quanto ci aspettassimo nel secondo trimestre, contraendosi del 12,8% rispetto a una nostra previsione dell’8,2% a giugno - spiega l’Agenzia -. L’attività economica si è ripresa rapidamente, e questo potrebbe portare a un forte rimbalzo nel terzo trimestre”. Al tempo stesso i più recenti indicatori ad alta frequenza evidenziano che “c’è stata una certa perdita di slancio di crescita nelle ultime settimane”. 

Numeri non incoraggianti arrivano anche dall’Eurozona dove nel secondo trimestre si registra un crollo record per il Pil (-11,8%) e l’occupazione (-9%).

Fonte
quotedbusiness.com è una testata indipendente nata nel 2018 che guarda in particolare all'economia internazionale. Ma la libera informazione ha un costo, che non è sostenibile esclusivamente grazie alla pubblicità. Se apprezzi i nostri contenuti, il tuo aiuto, anche piccolo e senza vincolo, contribuirà a garantire l'indipendenza di quotedbusiness.com e farà la differenza per un'informazione di qualità. 'qb' sei anche tu. Grazie per il supporto

Indicatori

La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

Scopri la sezione Indicatori

(opzionale)
Paesi
www.quotedbusiness.com