
Alfred Nobel, nel suo testamento, era stato chiaro: il premio doveva andare a chi avesse apportato “il maggior beneficio all’umanità”. Eppure, come denuncia il fisico e divulgatore Francesco Sylos Labini, il cosiddetto Premio Nobel per l’Economia — che in realtà non è nemmeno un vero Nobel — sembra essersi allontanato completamente da quello spirito.
Economisti che non capiscono la realtà
In un suo celebre post del 2011 intitolato “Il Premio Nobel per l’Economia è un furto”, Sylos Labini accusava gli economisti premiati di non aver mai davvero aiutato a comprendere e migliorare il mondo reale. La maggior parte dei vincitori appartiene alla scuola neoclassica — quella dei modelli teorici perfetti, ma lontani dalla vita vera.
La prova? La Cina
In 40 anni, la Cina ha sollevato oltre 700 milioni di persone dalla povertà estrema. Il PIL pro capite è aumentato di 12 volte dal 1990. Eppure, osserva Sylos Labini, nessun cinese ha mai ricevuto il Nobel per l’Economia. Non sono stati i “Chicago Boys” a guidare quella crescita, ma un approccio pragmatico, lontano dalle formule astratte celebrate a Stoccolma.
Un mondo di cartapesta
“L’economia neoclassica è una finzione”, scrive Sylos Labini. “Riviste pseudo-scientifiche pubblicano modelli matematici senza senso e analisi dei dati degne di una pena capitale intellettuale”. La sua è una provocazione che riapre una domanda scomoda: a cosa serve davvero il Nobel per l’Economia, se ignora chi cambia concretamente il destino delle persone?
Il dibattito continua
Il post di Sylos Labini ha riacceso il confronto nel mondo accademico e sui social. E mentre i Nobel continuano a premiare teorie e modelli, la realtà — quella fatta di crescita, disuguaglianze e scelte politiche — sembra ricordarci che la vera economia non si misura nei grafici, ma nelle vite migliorate.







