
Sul Malecón dell’Avana una gigantesca bandiera cubana sventola a mezz’asta. È il segnale visibile di uno shock arrivato da lontano: la cattura a Caracas del presidente venezuelano Nicolás Maduro durante un’operazione statunitense. Nell’attacco sono morti 32 militari cubani delle forze speciali, schierati a protezione dell’alleato chiave del regime castrista. Un colpo geopolitico che scuote l’Avana nel momento di massima fragilità interna.
Fine delle celebrazioni, fine dell’illusione
Il 2 gennaio, anniversario della Rivoluzione del 1959, è passato senza feste, senza musica, senza carne da arrostire nelle strade. Cinque anni di crisi economica hanno eroso anche l’ultimo capitale collettivo di Cuba: la vitalità sociale. La notte di Capodanno 2025 l’Avana è apparsa come una città fantasma, con strade vuote e poche luci accese.
Scarsità e sorveglianza
Nei rari ristoranti accessibili a chi dispone di valuta forte, l’abbondanza convive con il silenzio e con la costante presenza della polizia. La maggioranza dei cubani, invece, affronta carenze croniche di cibo, farmaci e servizi essenziali. L’economia “dollarizzata” ha ampliato le disuguaglianze, mentre blackout sempre più lunghi paralizzano la vita quotidiana.
Il Venezuela non c’è più
Per oltre vent’anni Caracas è stata il pilastro energetico e finanziario dell’isola. In cambio di medici, insegnanti e apparati di sicurezza, Cuba riceveva petrolio a condizioni favorevoli. Oggi quel flusso è quasi azzerato. Dai 100mila barili al giorno dei primi anni Duemila si era scesi a circa 30mila a fine 2024. Con la caduta di Maduro, il rubinetto si è chiuso del tutto.
Energia razionata, mobilità bloccata
Solo metà del fabbisogno energetico nazionale viene oggi coperto. La benzina è contingentata: circa 20 litri al mese per auto privata. L’app obbligatoria “Ticket”, pensata per gestire la distribuzione, spesso costringe a percorrere più chilometri di quanti il carburante distribuito ne consenta. Muoversi è diventato un privilegio.
Il ritorno della retorica militare
Il presidente Miguel Díaz-Canel ha riattivato il Consiglio di Difesa Nazionale e supervisionato manovre militari, evocando la “guerra di tutto il popolo”. Sullo sfondo resta Raúl Castro, 94 anni, ancora figura di riferimento per le forze armate.
Washington alza il tiro
Dopo Caracas, gli Stati Uniti puntano apertamente su Cuba. Donald Trump ha minacciato: “Niente più petrolio, niente più soldi”. Il segretario di Stato Marco Rubio, di origini cubane e storico anticastrista, parla apertamente di cambio di regime. La strategia non è l’invasione, ma l’esaurimento: far cadere il sistema per mancanza di ossigeno.
Inflazione, sanità al collasso, epidemie
La riforma monetaria del 2021 ha innescato un’inflazione devastante. In quattro anni i pensionati hanno perso il 90% del potere d’acquisto. Ospedali senza medicinali, farmacie vuote, cure accessibili solo tramite mercato nero. Intanto il Paese affronta una triplice epidemia: dengue, chikungunya e virus Oropouche, con numeri ufficiali ritenuti largamente sottostimati.
Esodo silenzioso
Dal 2020 tra i due e i tre milioni di cubani hanno lasciato l’isola: circa un quarto della popolazione. Un’emorragia demografica senza precedenti per un Paese non in guerra. Cuba si svuota, invecchia, si indebolisce. I giovani non credono più nel mito fondativo; gli anziani difendono ciò che resta. L’isola è più fragile che mai. E il 2026 si è aperto come l’anno più difficile dalla fine dell’Unione Sovietica.









