Dopo oltre dodici mesi dall’ultimo confronto ufficiale con la stampa, Giorgia Meloni torna a rispondere alle domande dei giornalisti nella sala dei gruppi parlamentari della Camera. Tre ore fitte, circa quaranta quesiti, e un messaggio chiaro: il governo respinge l’idea di un’Italia immobile. “La crescita è bassa, la produttività anche, ma il quadro non è quello disastroso che viene raccontato”, rivendica la presidente del Consiglio.
Economia sotto stress: Ilva, auto, energia
Il dossier più delicato resta l’ex Ilva, definito “il più complesso ereditato, compromesso sotto ogni profilo: economico, finanziario e ambientale”. Meloni assicura che il governo non accetterà “proposte predatorie” e invita magistratura ed enti locali a “remare nella stessa direzione”. Sulla crisi dell’auto punta il dito contro il Green Deal europeo, promettendo correzioni, mentre su energia e bollette garantisce nuovi interventi. Il piano casa per i giovani, annuncia, è in dirittura d’arrivo.
Salari bassi e salario minimo assente
Quando il tema scivola su salari e potere d’acquisto, la premier rivendica un aumento di 20 miliardi nell’ultimo anno e difende il taglio del cuneo fiscale. “L’Istat misura il lordo, noi siamo intervenuti sul netto”, spiega. Nessuna apertura, invece, sul salario minimo, accantonato dal governo. Al suo posto prende forma l’idea di un “salario di ingresso” per arginare la fuga dei giovani all’estero, attratti – ammette Meloni – da stipendi più alti.
Pensioni e risorse limitate
Sulle pensioni, dopo le promesse elettorali contro la legge Fornero, il tono si fa più prudente. L’età pensionabile, sottolinea, sarebbe aumentata solo di un mese. “Avrei voluto fare di più, ma non c’erano le risorse”, ammette poi, ricordando gli sforzi per calmierare bollette e tasse in un contesto di inflazione ora scesa all’1,5%.
Giustizia e sicurezza: scontro frontale
È sul terreno della giustizia che Meloni appare più a suo agio. Accusa apertamente la magistratura di vanificare il lavoro di governo e forze dell’ordine e parla di “scelte che mettono a rischio la sicurezza”.
Referendum e legge elettorale
La premier conferma che il referendum sulla giustizia si terrà il 22 e 23 marzo. Sulla riforma della legge elettorale apre formalmente al dialogo con le opposizioni, ma avverte: se non ci sarà accordo, deciderà il Parlamento a maggioranza.
Politica estera: Trump, Ucraina e Russia
Sul fronte internazionale, Meloni ribadisce l’asse con gli Stati Uniti, pur sottolineando di non essere sempre d’accordo con Donald Trump. Esclude però un’azione militare americana in Groenlandia, che “non condividerebbe”. Sull’Ucraina respinge l’ipotesi di invio di truppe italiane, indicando nell’articolo 5 della Nato la vera garanzia di sicurezza. E apre a un cambio di passo: “È il momento che anche l’Unione europea torni a parlare con la Russia”.
Medio Oriente e crisi internazionali
La premier assicura che il Medio Oriente “non è uscito dai radar” e annuncia che l’Italia è pronta a formare le forze di sicurezza palestinesi, candidandosi come primo Paese Ue a contribuire alla stabilizzazione della Striscia di Gaza.
Mattarella e il Quirinale
Sul rapporto con il presidente della Repubblica, Meloni riconosce differenze di vedute ma rivendica una collaborazione solida: “Quando si tratta di difendere l’interesse nazionale, Mattarella c’è”. Quanto a un futuro al Quirinale, chiude il tema con ironia: “Mi basta quello che sto facendo. Non ambisco a salire di livello”.









