Crisi di governo. Salvini vuole staccare la spina subito, Conte lo frena

Salvini rompe gli indugi: “I parlamentari in aula lunedì, per vedere chi vota per questo governo e chi chiede che la parola torni agli Italiani”. Di Maio silente, è Conte a fare muro: “Non spetta al ministro dell'Interno convocare le Camere”

Crisi di governo. Salvini vuole staccare la spina subito, Conte lo frena

Le 24 ore più convulse da un anno e mezzo, dal 4 marzo 2018, giorno delle ultime elezioni politiche. Partiamo dalla fine. Alle ore 20, poco dopo un faccia a faccia con Conte durato poco più di un'ora, Salvini, dirama una nota ufficiale della Lega in cui si legge “andiamo subito in parlamento per prendere atto che non c'è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav...” e, poi, “l'unica alternativa a questo governo è ridare la parola agli Italiani con nuove elezioni”.

Il M5S è spiazzato da questa accelerazione della Lega e pubblica una sola dichiarazione, con il titolo “La Lega prende in giro gli Italiani”: “La nota della Lega è incomprensibile. Dicano chiaramente cosa vogliono fare”. Non si capisce perchè, se il Carroccio vuole staccare la spina, Matteo Salvini non ha fatto la cosa più semplice e veloce: ritirare la delegazione di governo della Lega.

Per gli osservatori l'affondo e poi la cautela di Salvini, il suo accenno alla “parlamentarizzazione” della crisi, dimostrano che non vuole essere lui a rimanere con il cerino in mano. Vorrebbe spartirselo con i 5 stelle o fosse il presidente del consiglio a prendere atto e mollare. In quell'ora e 10 minuti con Conte, rivelano i bene informati, il vicepremier ha spinto con il massimo della pressione affinché fosse lo stesso Conte, di fronte alla spaccatura in Senato sulla Tav, a dimettersi.

Ma Conte ha resistito. Lo dirà poi in modo inusitatamente esplicito nella conferenza stampa convocata a partire dalle 22 nella sala stampa di Palazzo Chigi. Conte ha preso la parola esattamente alle 22.45, un minuto dopo che aveva finito di parlare Salvini al suo comizio a Pescara: il premier ha quindi seguito il discorso del suo vice fino all'ultimo secondo per ascoltare eventuali novità dell'ultim'ora dal capo leghista, in ore in cui si è avuta la sensazione che tutti i protagonisti di questa crisi navigassero davvero al buio. E Salvini da Pescara ha ribadito: “In questo Paese abbiamo bisogno di fare, non di persone che bloccano. Se devo mettermi in gioco per il futuro del Paese mi metto in gioco anche da solo. O con alleati, per carità ... Mi dicono che ad agosto non si possono disturbare i parlamentari. Ma invece i parlamentari, come tutti i lavoratori fanno, se c'è da lavorare, alzano il culo anche ad agosto e vengono in parlamento. Da lunedì, per capire chi vota a favore di questo governo e chi vuol far scegliere gli Italiani”.

E quindi quell'orario così “notturno” per l'incontro con la stampa a Palazzo Chigi non è stato scelto a caso. La conferenza è iniziata alle 22.45, esattamente un minuto dopo la fine del comizio di Salvini a Pescara, seguito dunque dal premier per vedere se dal capo leghista fosse annunciata magari una mini-retromarcia. Che non c'è stata. Anzi sono arrivate proprie quelle parole chiare. E quindi Conte non deve più mettere in campo la cautela: “Ho parlato con Salvini questo pomeriggio e mi ha detto che la Lega vuole interrompere questa esperienza di governo. Gli ho ricordato quanti progetti di riforma in questo modo si fermerebbero. La Lega vuole capitalizzare il consenso ottenuto alle europee. Ma da parte mia gli ho spiegato che questa sarà la crisi più trasparente della storia repubblicana. Ho letto la nota della Lega che invoca un ritorno alle Camere per restituire la parola agli italiani. Mi riservo di contattare i presidenti di Camera e Senato per far riunire le camere”.

Secondo i cronisti parlamentari più esperti, visto che le camere sono chiuse da due giorni, considerando i tempi tecnici per richiamare in servizio i parlamentari e anche gli addetti e gli assistenti di Camera e Senato, il giorno più probabile per un voto in Senato (primo dei due rami del parlamento in genere, in questo casi) potrebbe essere il 20 agosto. Un unicum nella storia repubblicana. E, se il parlamento ratificasse immediatamente la fine del governo Conte, possibile giorno delle elezioni politiche, il 27 ottobre.

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