La Lega “sfiducia” Conte. Salvini: “Fermerò l’inciucio”. Di Maio: “Giullare”

Il leader leghista parla di accordo Renzi-Di Maio. La replica: "Inventatene un'altra per giustificare quello che hai fatto"

La Lega sfiducia Conte. Salvini: “Fermerò l’inciucio”. Di Maio: “Giullare"

La Lega presenta in Senato una mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte. Lunedì 12 è stata convocata dalla presidente di Palazzo Madama la Conferenza dei Capigruppo che dovrà stabilire i tempi di discussione e votazione della mozione.

Intanto Matteo Salvini accusa i grillini di pensare ad un governo con Matteo Renzi e promette "un esecutivo che durerà cinque anni a colpi di sì, non di elemosina o assistenza. Il governo dei signor no fa parte del passato. Ora guardiamo al futuro.”

Arriva la replica di Luigi Di Maio: "Caro Salvini stai vaneggiando, inventatene un'altra per giustificare quello che hai fatto, giullare". Anche l'ufficio stampa del Senatore Matteo Renzi smentisce: l'ex premier non ha avanzato alcuna proposta né intavolato alcuna trattativa con Di Maio.

Poi l’avvertimento leghista dei capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo: "Prima si vota per un nuovo governo, prima si potrà lavorare alla manovra economica. Se qualcuno la tira per le lunghe avrà sulla coscienza un eventuale aumento dell'Iva".

I sondaggi favorevoli, e il rischio di far slittare di sei mesi le elezioni in caso di definitiva approvazione della legge sul taglio dei parlamentari, hanno convinto Matteo Salvini a imprimere un’improvvisa accelerazione alla crisi di governo.

Conte, anziché salire al Colle per rimettere il mandato come avrebbe voluto il vicepremier leghista, chiede la parlamentarizzazione della crisi, ovvero vuole recarsi in Parlamento e incassare la sfiducia, sfidando Salvini a recarsi in Senato e spiegare i motivi che lo hanno indotto a staccare la spina.

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La disoccupazione femminile in Italia, Germania, Giappone e Stati Uniti

I dati evidenziano uno dei punti di debolezza del mercato del lavoro in Italia: la disoccupazione femminile. Il confronto con altre economie avanzate, come Germania, Giappone e Stati Uniti, mette in luce un gap strutturale, ma anche un elevato prezzo pagato alla grande crisi. Nel 2007 le donne in cerca di lavoro in Italia corrispondevano al 23,4% per poi schizzare al 45% nel 2014, salvo poi scendere al 39% nel 2017.

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