Iran, sfida a Usa e Israele: “Possiamo combattere altri sei mesi”. Teheran si scusa con i Paesi del Golfo ma non arretra

La guerra in Medio Oriente entra nella seconda settimana con nuove minacce e tensioni globali. L’Iran sostiene di avere ancora metà del suo arsenale missilistico e promette di non arrendersi. Intanto Teheran prova a rassicurare i Paesi del Golfo, mentre gli Stati Uniti rafforzano la presenza militare nella regione e Israele colpisce infrastrutture energetiche

Iran, sfida a Usa e Israele: “Possiamo combattere altri sei mesi”

Il tono dello scontro tra Iran, Stati Uniti e Israele si fa sempre più duro. Secondo Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, le forze armate iraniane sarebbero pronte a sostenere ancora a lungo il conflitto.

Il portavoce militare Ali Mohammad Naini ha dichiarato che l’Iran è in grado di combattere almeno altri sei mesi con l’intensità attuale delle operazioni, segnale della volontà di Teheran di non cedere alle pressioni internazionali.

Secondo stime riportate dal The New York Times, funzionari statunitensi avrebbero informato il Congresso che l’Iran dispone ancora di circa il 50% del proprio arsenale missilistico e di una quantità ancora maggiore di droni operativi.

Hormuz chiuso a navi Usa e israeliane

Nel pieno dell’escalation, Teheran ha annunciato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso alle navi americane e israeliane, mentre continuerà il passaggio per le altre rotte commerciali.

Lo stretto rappresenta uno dei punti nevralgici dell’economia globale: attraverso questo corridoio marittimo transita circa il 20% del petrolio mondiale e una quota enorme di gas naturale liquefatto destinato soprattutto ai mercati asiatici.

La decisione iraniana ha immediatamente scosso i mercati energetici, alimentando il timore di una crisi petrolifera globale se il conflitto dovesse prolungarsi.

Pezeshkian si scusa con i Paesi del Golfo

Nonostante la linea dura contro Washington e Tel Aviv, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha tentato di abbassare la tensione con i vicini regionali.

Teheran ha infatti inviato un messaggio di scuse ai Paesi del Golfo per i raid militari che hanno interessato l’area, assicurando che gli attacchi verranno interrotti se da quei territori non partiranno operazioni ostili contro l’Iran.

Il gesto diplomatico arriva mentre diverse monarchie del Golfo temono di essere trascinate in un conflitto su larga scala.

Nuovi attacchi nella regione: colpita una base Usa in Bahrein

Sul terreno, però, le ostilità continuano. L’Iran ha lanciato nuovi attacchi contro una base militare statunitense in Bahrein, mentre nella regione del Golfo si registrano ulteriori esplosioni.

Secondo fonti locali, anche Dubai è stata scossa da nuovi attacchi e incidenti legati alla guerra, con almeno una vittima segnalata nelle ultime ore.

Nel frattempo Forze di Difesa Israeliane hanno condotto operazioni militari in Libano alla ricerca dei resti di un aviatore disperso, mentre raid aerei israeliani hanno colpito per la prima volta depositi petroliferi iraniani, ampliando gli obiettivi strategici del conflitto.

Trump minaccia escalation e invia una terza portaerei

La risposta americana non si è fatta attendere. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rilanciato la pressione su Teheran dopo aver lanciato un ultimatum chiedendo la “resa incondizionata” dell’Iran.

Washington starebbe valutando un’ulteriore escalation militare, inclusa l’ipotesi di impiegare truppe di terra nel caso in cui il conflitto dovesse intensificarsi.

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