
Donald Trump torna a colpire uno dei pilastri dell’ordine internazionale: la NATO. Nel pieno della crisi legata al conflitto con l’Iran, il presidente americano ha dichiarato di stare “assolutamente” valutando un possibile ritiro degli Stati Uniti dall’Alleanza atlantica. Non più solo retorica elettorale: le parole del tycoon segnano un salto di qualità politico, aprendo scenari fino a pochi anni fa impensabili.
Frattura con l’Europa: il nodo della guerra
Alla base delle tensioni c’è la mancata adesione di diversi Paesi europei alle operazioni statunitensi nel Golfo Persico. Alcuni alleati hanno rifiutato supporto militare e logistico, negando anche l’uso di basi e spazio aereo.
Una rottura senza precedenti nella storia recente della NATO, che Trump interpreta come la prova di un’alleanza “a senso unico”, in cui gli Stati Uniti sostengono costi e rischi senza adeguato ritorno.
Articolo 5 sotto pressione
Già nei giorni precedenti, Trump aveva messo in dubbio il principio cardine della difesa collettiva. “Gli Stati Uniti non devono per forza esserci per tutti”, ha dichiarato, colpendo direttamente l’articolo 5 del trattato NATO.
Un’affermazione che mina la credibilità deterrente dell’Alleanza, fondata dal 1949 proprio sull’impegno reciproco tra i membri.
Hormuz e la geopolitica del petrolio
Il punto di rottura più evidente è arrivato sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale. Dopo le tensioni con Teheran, Washington ha chiesto maggiore coinvolgimento europeo nella sicurezza delle rotte petrolifere.
Di fronte alle resistenze, Trump ha alzato i toni: gli Usa potrebbero smettere di proteggere le navi alleate, invitando l’Europa a “difendersi da sola”.
Rubio rilancia: “NATO da riesaminare”
A rafforzare la linea presidenziale è intervenuto anche il segretario di Stato Marco Rubio, che ha parlato apertamente della necessità di “riesaminare” il valore dell’Alleanza dopo la guerra.
Secondo Rubio, il vantaggio strategico della NATO risiede soprattutto nelle basi militari europee. Se queste non possono essere utilizzate per difendere gli interessi americani, l’intero sistema perde significato.
La risposta europea: difesa dell’Alleanza
Dall’altra parte dell’Atlantico, la reazione non si è fatta attendere. Il premier britannico Keir Starmer ha definito la NATO “l’alleanza militare più efficace della storia”, ribadendo il pieno sostegno del Regno Unito.
Ma sotto la superficie, le divisioni restano profonde, con molti Paesi europei sempre più cauti nel seguire Washington in scenari di guerra complessi.
Uscire dalla NATO: quanto è realistico?
Sul piano tecnico, un’uscita degli Stati Uniti non sarebbe immediata. Servirebbe un passaggio al Congresso e tempi lunghi, previsti dall’articolo 13 del trattato, che impone un preavviso di un anno.
Tuttavia, il vero impatto è politico: anche solo evocare il ritiro indebolisce la fiducia tra alleati e altera gli equilibri globali.
Verso un nuovo ordine internazionale?
Le dichiarazioni di Trump confermano una traiettoria già visibile: il passaggio da un sistema multilaterale a un approccio più transazionale, in cui le alleanze vengono rinegoziate caso per caso.
In un mondo segnato da conflitti e competizione tra grandi potenze, la NATO non è più un punto fermo, ma un terreno di confronto. E il futuro della sicurezza globale appare sempre più incerto.








