
Dopo tre settimane di guerra e attacchi incrociati nel Golfo Persico, l’amministrazione guidata da Donald Trump inizia a guardare oltre il conflitto e apre – con cautela – alla prospettiva di negoziati con l’Iran.
Secondo quanto riportato da Axios, a Washington sono in corso le prime discussioni interne per definire una strategia diplomatica, mentre sul campo restano altissime le tensioni militari e il rischio di escalation regionale.
A lavorare dietro le quinte ci sarebbero figure chiave dell’entourage trumpiano, tra cui Jared Kushner e Steve Witkoff, impegnati a delineare i possibili contorni di un accordo che possa mettere fine alle ostilità. Ma il percorso appare tutt’altro che semplice.
LE CONDIZIONI POSTE DAGLI USA
- la dismissione degli impianti nucleari di Natanz, Isfahan e Fordow;
- rigorosi protocolli di controllo esterno riguardanti la produzione e l'utilizzo di centrifughe e macchinari correlati;
- trattati sul controllo degli armamenti con i Paesi della regione, che prevedano un tetto massimo di missili non superiore a 1.000 unità;
- nessun finanziamento a gruppi affiliati quali Hezbollah in Libano, gli Houthi in Yemen o Hamas a Gaza.
LE CONDIZIONI DELL’IRAN
- garanzia che il conflitto non si ripeta;
- la chiusura delle basi militari statunitensi nella regione;
- il pagamento di un risarcimento all'Iran;
- la fine della guerra contro tutti i gruppi regionali affiliati all'Iran;
- l'attuazione di un nuovo regime giuridico per lo Stretto di Hormuz, oltre al perseguimento penale e all’estradizione degli operatori dei media anti-iraniani.









