
Le democrazie non sono più la norma globale. Secondo il Democracy Report 2026 del V-Dem Institute dell’Università di Göteborg, il 74% della popolazione mondiale vive oggi sotto regimi autoritari, mentre solo il 7% in democrazie liberali.
Un dato che riporta il mondo indietro di quasi cinquant’anni, ai livelli del 1978, e certifica una inversione di tendenza rispetto alla cosiddetta “terza ondata democratica” iniziata negli anni ’90.
Non è più solo un problema dei Paesi lontani
Il dato più significativo riguarda l’Occidente. Per la prima volta in decenni, gli Stati Uniti non vengono più classificati come una democrazia liberale, ma scendono di categoria, segnalando un indebolimento delle istituzioni e dei contrappesi democratici.
In Europa, il fenomeno è altrettanto evidente: Slovacchia, Slovenia e Croazia mostrano segnali di regressione, mentre l’Ungheria di Viktor Orbán viene ormai definita una “autocrazia elettorale”, insieme alla Serbia.
Italia: democrazia stabile, ma con segnali di erosione
L’Italia resta formalmente una democrazia liberale, ma il rapporto evidenzia alcuni elementi di criticità. In particolare, si registra un aumento dell’autocensura nei media e una crescente parzialità del sistema informativo a favore del governo.
Segnali che, pur non compromettendo il sistema nel suo complesso, indicano una possibile deriva se non bilanciati da istituzioni forti e indipendenti.
Il boom dei regimi ibridi
Accanto alle autocrazie, crescono i sistemi “ibridi”, che combinano elementi democratici formali con pratiche autoritarie. Paesi come Albania, Bosnia-Erzegovina, Moldavia e Macedonia rientrano in questa categoria.
Questi modelli rappresentano una zona grigia sempre più ampia, dove elezioni e istituzioni esistono, ma sono progressivamente svuotate di efficacia.
Libertà in calo, repressione in aumento
Il report evidenzia un peggioramento diffuso dei diritti fondamentali. La libertà di espressione è in declino in almeno 44 Paesi, mentre censura dei media e repressione della società civile sono in aumento.
In alcuni contesti torna a crescere anche l’uso della tortura e di strumenti coercitivi per il controllo della popolazione, segnando un arretramento significativo rispetto agli standard internazionali degli ultimi decenni.
Una tendenza strutturale, non episodica
Oggi il 41% della popolazione mondiale vive in Paesi che stanno diventando meno democratici. Non si tratta più di casi isolati, ma di una dinamica sistemica che coinvolge continenti e modelli politici diversi.
Il passaggio da democrazia liberale a sistema elettorale, fino all’autocrazia, avviene progressivamente: si indeboliscono magistratura, media indipendenti e società civile, mentre cresce il potere dell’esecutivo.
Politica interna e geopolitica: un legame sempre più stretto
Il declino democratico ha effetti diretti anche sulla politica internazionale. Le trasformazioni interne degli Stati influenzano sempre più le scelte geopolitiche, alimentando tensioni, nazionalismi e nuove forme di competizione globale.
Il legame tra politica interna ed estera diventa così centrale per comprendere le dinamiche del potere contemporaneo.
La democrazia può erodersi dall’interno
Il dato forse più inquietante è che questo processo non avviene sempre attraverso colpi di Stato o rotture violente, ma spesso con il consenso di una parte dell’elettorato.
Le democrazie possono indebolirsi gradualmente, dall’interno, attraverso piccoli cambiamenti che nel tempo alterano l’equilibrio istituzionale.
La domanda, oggi, non è più se possa accadere. Ma quanto sia già in corso.







