Draghi: “Difendere i diritti delle donne ovunque nel mondo”

Intervento del premier al G20 Conference on Women's Empowerment: “L’Italia è pienamente impegnata nella lotta contro le disuguaglianze di genere”. In realtà il nostro paese, rispetto alle principali economie, è molto indietro sul tema delle differenze di genere. E neanche il Pnrr prevede uno stravolgimento delle condizioni che regolano la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli privati/familiari. Intanto il tasso di occupazione femminile in Italia resta molto basso, sotto il 55%.

G20, Draghi: “Difendere i diritti delle donne ovunque nel mondo”

“In quanto paesi del G20, abbiamo degli obblighi non soltanto nei confronti dei nostri cittadini, ma anche nei confronti della comunità globale. Dobbiamo difendere i diritti delle donne ovunque nel mondo, soprattutto dove esse sono minacciate”. Così il premier Mario Draghi in apertura del G20 Conference on Women’s Empowerment, in corso a Santa Margherita Ligure. “Il G20 deve fare tutto il possibile - aggiunge Draghi - per garantire che le donne afgane mantengano le loro libertà e i loro diritti fondamentali, in particolare il diritto all’istruzione. Le conquiste raggiunte negli ultimi 20 anni devono essere preservate.”

“Non dobbiamo illuderci: le ragazze e le donne afgane sono sul punto di perdere la loro libertà e la loro dignità, di tornare alla triste condizione in cui si trovavano vent’anni fa – prosegue il premier -. Rischiano di diventare ancora una volta cittadine di seconda classe, vittime di violenza e di discriminazioni sistematiche, soltanto per il fatto di essere donne. Il G20 deve fare tutto il possibile per garantire che le donne afgane mantengano le loro libertà e i loro diritti.”

“L’Italia è pienamente impegnata nella lotta contro le disuguaglianze di genere e riteniamo che il G20 possa svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere le donne in tutto il mondo – conclude -. Durante la Presidenza italiana, abbiamo adottato misure concrete per migliorare la posizione delle donne nel mondo del lavoro, promuovere la loro emancipazione e rimuovere gli ostacoli che frenano le loro carriere. A giugno abbiamo adottato una tabella di marcia volta a raggiungere e superare l'obiettivo fissato a Brisbane, che prevede di ridurre del 25% entro il 2025 i divari di genere nel tasso di partecipazione alla forza lavoro nei Paesi del G20. La tabella comprende 17 indicatori che consentono di monitorare i progressi raggiunti verso la piena parità di genere nel mondo del lavoro. Ogni perdita di talento femminile è una perdita per tutti noi.”

Presi per il PIL

Peccato, tuttavia, che i numeri nel caso del nostro paese raccontino una storia più complessa e sfortunatamente più negativa di quella che lascia intendere il premier. In realtà il nostro paese, rispetto alle principali economie, è molto indietro sul tema delle differenze di genere. E neanche il Pnrr prevede uno stravolgimento (a favore delle donne) delle condizioni che regolano la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli privati/familiari. Intanto il tasso di occupazione femminile in Italia resta molto basso, sotto il 55% (esattamente 53,8% nel 2019), e soprattutto nettamente inferiore ad altri Stati competitors come Germania (76,6), Francia (68,1) e Spagna (62,1). Senza dimenticare che la discriminazione assume un profilo quantitativo, ma anche qualitativo. Il che peggiora ulteriormente il quadro.
Fonte
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Presi per il PIL

Peccato, tuttavia, che i numeri nel caso del nostro paese raccontino una storia più complessa e sfortunatamente più negativa di quella che lascia intendere il premier. In realtà il nostro paese, rispetto alle principali economie, è molto indietro sul tema delle differenze di genere. E neanche il Pnrr prevede uno stravolgimento (a favore delle donne) delle condizioni che regolano la conciliazione dei tempi di lavoro con quelli privati/familiari. Intanto il tasso di occupazione femminile in Italia resta molto basso, sotto il 55% (esattamente 53,8% nel 2019), e soprattutto nettamente inferiore ad altri Stati competitors come Germania (76,6), Francia (68,1) e Spagna (62,1). Senza dimenticare che la discriminazione assume un profilo quantitativo, ma anche qualitativo. Il che peggiora ulteriormente il quadro.
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