
Donald Trump ha deciso di estendere di due settimane la scadenza dell’ultimatum all’Iran, aprendo uno spiraglio diplomatico nel pieno della crisi in Medio Oriente.
La tregua, tuttavia, è subordinata a una condizione chiave: Teheran dovrà garantire l’apertura “immediata, completa e sicura” dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di energia.
La mediazione internazionale
L’Iran ha accettato una proposta di cessate il fuoco avanzata dal Pakistan, con un ruolo decisivo giocato dalla Cina, che ha spinto per una de-escalation nelle ultime ore.
Pechino, fortemente esposta sul piano energetico, ha interesse diretto alla stabilità della regione e alla continuità delle forniture.
Verso i negoziati: primo round a Islamabad
Il primo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran è previsto a Islamabad.
Al tavolo dovrebbero sedersi il vicepresidente JD Vance e gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, in un formato che segnala il tentativo di accelerare una soluzione politica.
Cessate il fuoco regionale
Secondo il premier pakistano Shehbaz Sharif, il cessate il fuoco è “immediato e totale”, esteso anche ad altri teatri di tensione, incluso il Libano.
Una tregua fragile, che resta legata agli sviluppi diplomatici dei prossimi giorni.
Due settimane decisive
Il rinvio dell’ultimatum rappresenta una finestra critica per la diplomazia internazionale.
Se i negoziati fallissero, il rischio di una nuova escalation militare resterebbe elevato, con conseguenze dirette su energia, commercio globale e stabilità geopolitica.








