
La vittoria dell'Alternative für Deutschland (AfD) in Sassonia-Anhalt è molto più di un successo regionale.
Il partito guidato nel Land da Ulrich Siegmund ha ottenuto circa il 44% dei voti, più che raddoppiando il 20,8% del 2021, e conquistato 39 degli 83 seggi del Parlamento regionale. La CDU del cancelliere Friedrich Merz è crollata intorno al 17-18%.
È il risultato più forte mai ottenuto dall'AfD in un'elezione regionale tedesca e avvicina per la prima volta nella Germania del dopoguerra l'ipotesi di un governo regionale guidato dalla destra radicale.
Il problema, però, è la maggioranza: l'AfD non dispone da sola dei seggi necessari e Merz ha ribadito il rifiuto di qualsiasi collaborazione. Il cosiddetto Brandmauer, il “muro di contenimento” contro l'AfD, resta formalmente in piedi.
Il 20 settembre arrivano Berlino e Meclemburgo-Pomerania
Il prossimo banco di prova tedesco è già dietro l'angolo.
Il 20 settembre voteranno infatti sia Berlino, per il rinnovo della Camera dei rappresentanti della città-Land, sia il Meclemburgo-Pomerania Anteriore per il nuovo Parlamento regionale. Sono due consultazioni che permetteranno di capire se il risultato della Sassonia-Anhalt rappresenta un caso isolato oppure una tendenza più ampia nell'Est tedesco.
Svezia, il prossimo test europeo
Il 13 settembre toccherà alla Svezia.
Qui la partita è molto più aperta. I Socialdemocratici di Magdalena Andersson guidano ancora i sondaggi, ma la coalizione di centrodestra del premier Ulf Kristersson ha ridotto sensibilmente il divario.
L'ultimo sondaggio Novus, pubblicato il 7 settembre, attribuisce il 50,3% al blocco di centrosinistra e il 47,9% a quello di destra, che comprende anche i Sweden Democrats, il partito nazionalista e anti-immigrazione che sostiene il governo dall'esterno.
Proprio gli Sweden Democrats rappresentano uno degli elementi più interessanti della consultazione: secondo un recente sondaggio di Sveriges Radio sono intorno al 20%, dietro soltanto ai Socialdemocratici.
Francia 2027: la partita più delicata
Il vero terremoto potrebbe però arrivare dalla Francia.
Le elezioni presidenziali sono previste per il 18 aprile 2027, con eventuale ballottaggio il 2 maggio. E il Rassemblement National (RN) di Marine Le Pen parte da una posizione di grande forza nei sondaggi.
La situazione giudiziaria di Le Pen resta tuttavia decisiva. A luglio la Corte d'appello ha confermato la condanna per appropriazione indebita di fondi europei, ma ha ridotto la durata dell'ineleggibilità, riaprendo la strada alla sua candidatura. Le Pen ha annunciato il ricorso in Cassazione e ha dichiarato di voler correre per l'Eliseo. La Corte di Cassazione potrebbe pronunciarsi entro l'inizio di aprile 2027.
Il 2027 degli altri grandi Paesi
La sequenza elettorale proseguirà nel 2027.
Polonia: le prossime elezioni parlamentari sono attese entro l'autunno 2027. Il confronto tra la coalizione europeista di Donald Tusk e il campo conservatore e nazionalista continuerà a essere centrale per gli equilibri dell'Europa orientale.
Spagna: le elezioni politiche sono attese entro il 31 luglio 2027, salvo elezioni anticipate. Qui il ruolo di Vox potrebbe tornare decisivo nella formazione di una maggioranza di destra.
Grecia: anche il rinnovo del Parlamento ellenico è atteso nel 2027, con una finestra entro giugno.
E in Italia cresce Vannacci
L'Italia presenta una dinamica particolare.
Il nuovo partito Futuro Nazionale, fondato da Roberto Vannacci dopo la rottura con la Lega, è salito rapidamente nei sondaggi: una rilevazione SWG citata da Reuters lo accredita del 7,5%, davanti a Forza Italia al 7,1% e dietro ai principali partiti nazionali. Fratelli d'Italia resta primo partito con il 26,8%.
Vannacci sta inoltre cercando di costruire rapporti con la destra radicale europea. Nei giorni scorsi ha elogiato apertamente la crescita di forze come AfD e Rassemblement National, sostenendo una visione dell'Unione europea più confederale e meno integrata.
Una nuova geografia politica europea?
Il dato comune non è necessariamente la nascita di un unico “fronte sovranista” europeo. Le destre radicali hanno infatti posizioni differenti su Russia, Ucraina, euro, UE, NATO, immigrazione e politica economica.
Il fenomeno comune è piuttosto un altro: la crescita elettorale di partiti che contestano l'establishment tradizionale e mettono al centro sovranità nazionale, controllo dell'immigrazione e identità culturale.
La vittoria dell'AfD in Sassonia-Anhalt dimostra inoltre che il problema per i partiti tradizionali non è più soltanto impedire alla destra radicale di arrivare prima: è capire come governare quando una quota enorme dell'elettorato sceglie proprio quella forza.
La vera sfida è per l'Europa
Dalla Germania alla Svezia, dalla Francia all'Italia, passando per Polonia e Spagna, il prossimo biennio potrebbe quindi diventare decisivo per gli equilibri politici dell'Unione europea.
La domanda non è più se la destra radicale sia diventata una forza importante in Europa. Lo è già. La vera domanda è quanto riuscirà a trasformare i consensi elettorali in potere di governo e quanto i partiti tradizionali saranno capaci di reagire senza spostare ulteriormente verso destra il baricentro politico europeo.









