
A dieci anni dal referendum sulla Brexit, il premier britannico Andy Burnham riapre uno dei dossier più delicati della politica britannica. Nel suo primo grande discorso alla conferenza del Labour a Liverpool ha dichiarato che la Brexit ha prodotto più danni che benefici per il Regno Unito, collegandola anche a problemi di crescita economica e immigrazione.
Nessun ritorno immediato nell’UE, ma tutte le opzioni sul tavolo
Burnham non ha annunciato un nuovo referendum né un immediato rientro nell’Unione europea. Ha però promesso di presentare, in vista del vertice Regno Unito-UE di novembre, diverse opzioni per la relazione di lungo periodo con l’Europa.
Tra gli scenari discussi figurano una maggiore integrazione commerciale, l’Unione doganale, il ritorno nel Mercato unico e, più avanti, anche l’ipotesi di un nuovo ingresso nell’UE.
La rottura con l’era Starmer
Il passaggio segna una differenza significativa rispetto alle precedenti “red lines” del Labour. La questione europea, tuttavia, è ancora aperta: Burnham parla di costruire un consenso nazionale e di definire una strategia di lungo periodo, non di cancellare immediatamente la Brexit.
Un’agenda molto più interventista
La svolta europea è soltanto una parte di un programma molto ampio. Burnham propone maggiore controllo pubblico su acqua, energia e abitazioni, un rafforzamento dell’edilizia sociale e nuovi poteri per i Comuni sulle abitazioni vuote o in condizioni degradate. Ha inoltre annunciato l’intenzione di superare il divieto di proprietà pubblica delle società idriche introdotto nell’era Thatcher.
Pensioni e assistenza: cambia il “triple lock”
Tra le proposte più significative c’è anche la modifica, dal 2030, del sistema di rivalutazione delle pensioni statali britanniche. Il cosiddetto triple lock non garantirebbe più automaticamente l’aggancio alla crescita dei salari: l’aumento sarebbe determinato dal maggiore tra inflazione e 2,5%, con una garanzia minima collegata al reddito medio.
La modifica dovrebbe contribuire al finanziamento di una nuova National Care Service, un sistema nazionale di assistenza agli anziani ispirato ai principi dell’NHS. Secondo le stime riportate dal Guardian, il cambiamento potrebbe produrre risparmi nell’ordine di 15 miliardi di sterline annui entro il 2040.
Fine del “thatcherismo”?
Il filo conduttore del progetto è dichiaratamente una maggiore presenza dello Stato nei servizi essenziali e nell’economia. Burnham parla di una rottura con la direzione seguita negli ultimi quarant’anni e di un nuovo modello basato su maggiore controllo pubblico di abitazioni, acqua, energia e trasporti.
Anche il sistema elettorale nel mirino
Il premier ha inoltre annunciato una commissione nazionale sulla riforma elettorale, mettendo in discussione il sistema maggioritario First Past the Post. Le eventuali proposte dovrebbero confluire nel prossimo programma elettorale del Labour; non è quindi ancora stata definita una specifica legge per introdurre un sistema pienamente proporzionale.
Dieci anni per cambiare la Gran Bretagna
Europa, Brexit, pensioni, welfare, acqua, energia, abitazioni e sistema elettorale fanno parte di quello che Burnham presenta come un piano decennale per “far funzionare nuovamente” il Regno Unito.
La vera partita, ora, sarà trasformare queste dichiarazioni in politiche concrete: soprattutto sul rapporto con l’UE, dove qualsiasi riavvicinamento comporterebbe negoziati complessi su commercio, regolamentazione, mobilità e sovranità.







